Corsa all’intelligenza artificiale, la Cina può raggiungere gli Stati Uniti entro il 2030

Secondo Bloomberg Intelligence, la Cina potrebbe guidare 8 settori strategici entro il 2030 e condividere con gli Stati Uniti la leadership nell'intelligenza artificiale

Corsa all’intelligenza artificiale, la Cina può raggiungere gli Stati Uniti entro il 2030

Da OpenAI ad Anthropic e Google, appare chiaro che gli Stati Uniti sono attualmente in vantaggio sulla Cina nella corsa all’intelligenza artificiale. Tuttavia, la leadership statunitense, secondo un rapporto pubblicato da Bloomberg Intelligence, potrebbe essere meno solida del previsto e lasciare spazio ai colossi cinesi, tra cui Alibaba, DeepSeek e Moonshot.

Uno scenario che preoccupa l’amministrazione statunitense di Donald Trump, perché, secondo il portale americano, la Cina potrebbe raggiungere una posizione di primo piano in diversi settori tecnologici entro il 2030. Secondo quanto riportato da Bloomberg Intelligence, Pechino potrebbe infatti assumere un ruolo di leadership in otto dei diciassette comparti industriali strategici monitorati entro la fine del decennio.

Corsa all’intelligenza artificiale, la Cina può raggiungere gli Stati Uniti entro il 2030

Oltre ai grandi modelli linguistici, i cosiddetti LLM (large language model), il Paese del Dragone potrebbe conquistare una posizione di vertice anche nei tre comparti legati all’energia pulita, veicoli elettrici, stoccaggio energetico ed energie rinnovabili, e nella produzione biofarmaceutica. Il rapporto evidenzia inoltre vantaggi già consolidati nella robotica umanoide e nella cantieristica navale, mentre la spesa in ricerca e sviluppo si avvicina a quella statunitense.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, gli analisti prospettano una possibile leadership condivisa tra Stati Uniti e Cina, escludendo, almeno nelle previsioni attuali, l’egemonia assoluta di una singola potenza. Se gli sviluppatori statunitensi manterranno un margine, seppur ridotto, sui modelli di frontiera, le aziende cinesi potrebbero beneficiare delle proprie competenze nell’ottimizzazione del software, affermandosi soprattutto nello sviluppo e nell’implementazione di soluzioni a basso costo.

Nel comparto hardware, dai semiconduttori ai componenti per le reti ottiche, la Cina potrebbe ridurre parte del divario tecnologico attualmente esistente con gli Stati Uniti, pur senza raggiungere la piena autosufficienza produttiva. Sebbene i dazi e le restrizioni alle esportazioni limitino l’accesso ai mercati e ai componenti più avanzati, il rapporto suggerisce che queste barriere potrebbero spingere le aziende cinesi a diversificare la propria espansione internazionale, senza necessariamente arrestarne lo sviluppo complessivo.

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