Intercettazioni e preferenze, governo in bilico. A rischio la tenuta della maggioranza

Intercettazioni e preferenze: sono i due dossier che mettono più seriamente alla prova la tenuta della maggioranza

Intercettazioni e preferenze, governo in bilico. A rischio la tenuta della maggioranza

Intercettazioni e preferenze: una nel decreto Giustizia e immigrazione, l’altra nella riforma elettorale. Sono i due dossier che mettono più seriamente alla prova la tenuta della maggioranza, perché su entrambi gli umori dei partiti oscillano e, con loro, anche i numeri in Parlamento. Il primo fronte è quello delle intercettazioni. Il decreto approderà la prossima settimana nell’Aula del Senato senza che le commissioni abbiano conferito il mandato ai relatori. Affari costituzionali e Giustizia hanno infatti preso atto dell’impossibilità di concludere l’esame degli oltre 500 emendamenti depositati, tanto che le sedute previste sono state sconvocate.

Sul tavolo resta soprattutto l’estensione delle cosiddette intercettazioni “a strascico”, che divide Fratelli d’Italia e Forza Italia. Il senatore di FdI Marco Lisei scarica la responsabilità sulle opposizioni, accusate di ostruzionismo. Ma la spiegazione regge fino a un certo punto. Il vero nodo è politico: Forza Italia non intende votare gli emendamenti sostenuti da FdI e che potrebbero essere riproposti in Aula. “Non lo votiamo. Abbiamo detto e ripetuto che non possiamo votarlo”, ha chiarito il portavoce azzurro Raffaele Nevi. Sulla stessa linea Noi Moderati.

Intercettazioni e preferenze, governo in bilico. A rischio la tenuta della maggioranza

Altro che semplice ritardo tecnico: la spaccatura è dietro l’angolo e la maggioranza prova a nasconderla dietro il solito scaricabarile. Per evitare lo scontro, FdI avrebbe valutato di spostare la norma sulle intercettazioni in un altro provvedimento, anche per i tempi stretti della conversione, prevista entro l’11 agosto. Ma all’ultimo momento sarebbe arrivato uno stop, riaprendo la trattativa. Il centrodestra rinvia così il problema, senza averlo risolto.

La norma sui risarcimenti

Un altro nodo riguarda la norma che esclude il risarcimento per chi commette un reato e subisce danni. Tutti nel centrodestra l’hanno sostenuta, al punto da annunciare un emendamento dei capigruppo che però non è mai stato depositato. A frenare sono stati i dubbi sull’ammissibilità e il timore di possibili rilievi del Quirinale: una disposizione di natura civilistica rischierebbe infatti di cozzare con un decreto concentrato soprattutto sulla materia penale. Anche qui, dopo gli slogan, sono arrivati i ripensamenti.

Il rebus delle preferenze

Il secondo fronte è quello delle preferenze. Giorgia Meloni insiste, insieme all’Udc e a Noi Moderati, per reintrodurle. Forza Italia continua invece a opporre resistenza. Nella maggioranza si ragiona sul fatto che, con il voto palese al Senato, nessuno potrà sfilarsi. Ma il vero passaggio decisivo sarà il ritorno alla Camera, previsto a settembre, dove il voto finale potrebbe avvenire a scrutinio segreto. Ed è proprio lì che il rischio di una nuova imboscata torna concreto. Anche l’eventuale fiducia non metterebbe al riparo il governo: a Montecitorio il voto sulla fiducia e quello finale sulla legge restano distinti. La riforma pensata per dimostrare compattezza rischia così di trasformarsi nell’ennesima conta interna al centrodestra.

Lite anche sulla legittima difesa

Come se non bastasse, la maggioranza litiga anche sulla legittima difesa. Il tema è tornato al centro del dibattito dopo la condanna del gioielliere Mario Roggero e l’ipotesi di uno “scudo penale” per gli agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir a Bologna. La Lega propone di superare il principio di proporzionalità, rendendo non punibile “qualsiasi reazione” a un’aggressione armata. Forza Italia si oppone, sostenendo che il disegno di legge di Claudio Borghi sconvolgerebbe i cardini del diritto penale. E Fratelli d’Italia, inizialmente tiepido, ora frena.

Il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni definisce la proposta “interessante”, ma ricorda che la legittima difesa deve rispettare i principi costituzionali e il requisito dell’attualità del pericolo. “Inseguire una persona fuori dalla dimora e ucciderla non è legittima difesa”, ha puntualizzato, aggiungendo però che la norma attuale può essere migliorata.

Perfino nella Lega, intanto, affiorano dubbi. Il silenzio di molti parlamentari nelle ultime ore è eloquente. Simonetta Matone ha evitato di esprimere un giudizio e ha preso le distanze: “L’unica cosa che posso dire è che non è una mia proposta”. Il quadro è quello di una maggioranza compatta soltanto nei comunicati. Sulle intercettazioni, sulle preferenze e persino sulla legittima difesa, ogni partito tira dalla propria parte. E quando si passa dagli slogan ai voti, i numeri rischiano di raccontare molto più delle dichiarazioni ufficiali.