Legge elettorale, opposizioni in rivolta contro la fiducia

Il governo ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della legge elettorale. L?( si terrà il voto finale. Opposizioni in trincea

Legge elettorale, opposizioni in rivolta contro la fiducia

Come preannunciato, il governo ha posto la questione di fiducia sui primi tre articoli della legge elettorale, modificati, insieme all’articolo 8, al Senato. Poi l’8 ottobre si terrà il voto finale sulla riforma a scrutinio segreto. Sebbene ampiamente prevista, la decisione sulla fiducia ha fatto insorgere le opposizioni.

Legge elettorale, opposizioni in rivolta contro la fiducia

“Oggi date uno schiaffo a mano aperta al Parlamento. Perché avete paura della vostra maggioranza, della tenuta, del voto segreto che ci sarà nell’ultima votazione a garanzia di tutti e della Costituzione. Un pessimo modo di affrontare la legge elettorale, una chiusura totale nei confronti delle opposizioni. Avete scelto di tirare dritto, non avete accolto neppure un emendamento. Questa fiducia è la indegna conclusione”, ha detto il dem Federico Fornaro.

“Stiamo definitivamente mettendo in soffitta la democrazia parlamentare”, ha inclazato la deputata del M5S, Enrica Alifano. Da Avs, Filiberto Zaratti cita Piero Calamandrei, e i banchi del Governo che, quando si tratta di legge elettorale, dovrebbero “restare vuoti”. “È vero, altri prima di voi l’hanno posta, innovando una linea di comportamento che da sempre la evitava sulla legge elettorale. Meloni criticò in modo asprissimo il ricorso al voto di fiducia sull’Italicum. In questo caso la coerenza è smentita dai fatti”.

Magi scrive al capo dello Stato

Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per illustrargli le ragioni dello sciopero della fame che sta conducendo da sei giorni in protesta contro la riforma elettorale, “una legge antidemocratica, che fa diventare una minoranza nel Paese maggioranza schiacciante in Parlamento”, ha annunciato lo stesso Magi, guidando un flash mob del suo partito davanti a Palazzo Chigi.

La minaccia

Sebbene il governo tenti di dissimulare la tensione, il voto finale a scrutinio segreto tiene tutti sulle spine. Ragion per cui Lucio Malan rilancia la minaccia di Giorgia Meloni. “Non c’è ragione perché non vada diversamente da quello delle pregiudiziali dove la maggioranza ha avuto anche dei voti in più”, ha dichiarato il presidente dei senatori di FdI. Ma in caso di un passo falso Meloni si dimette? “Meloni ha detto che è come un voto di fiducia, se sul voto di fiducia perdi, il governo si dimette”. Dopo di che “non succede, è un’ipotesi di scuola, una cosa assolutamente impensabile”, ha aggiunto.

Si tratta, per i primi due articoli in particolare su cui il governo ha posto la fiducia, dell’introduzione delle preferenze e della modifica sulle firme per Camera e Senato. Il terzo riguarda una revisione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. L’articolo 8 riguarda il voto fuorisede per i caregiver. Non è possibile chiedere il voto segreto in questo caso (in quanto non riguarda il meccanismo di trasformazione di voti in seggi) e si tratta di una modifica e di un articolo sostenuti anche dalle opposizioni e votati all’unanimità.