Alle 8:30 di mattina e in tutta Italia oltre mezzo milione di ragazzi hanno aperto il plico che ha dato ufficialmente il via alla Maturità 2026. Il momento più temuto, e al contempo atteso, dell’anno scolastico è arrivato con la prima prova scritta. Sette tracce, sei ore di tempo, e un foglio bianco davanti che gli alunni dovranno riempire. E mentre i liceali svolgono la prova, una domanda rimbalza sul telefono dei genitori, dei fratelli, e degli amici rimasti fuori dai cancelli: cosa è uscito?
Maturità, le 7 tracce della prima prova 2026
Quest’anno il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha puntato su un ventaglio di autori che mescola il grande Novecento letterario con temi di stretta attualità. Nessuna sorpresa clamorosa, ma qualche scelta che ha fatto discutere. Ecco il panorama completo:
Tipologia A — Analisi del testo
- A1: Cesare Pavese, Passerò per Piazza di Spagna
- A2: Vitaliano Brancati, I piaceri (1964)
Tipologia B — Testo argomentativo
- B1: Giuseppe Saragat, discorso di insediamento all’Assemblea Costituente (26 giugno 1946)
- B2: Piero Bianucci, Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire
- B3: Frank Furedi, I confini contano. Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere
Tipologia C — Tema di attualità
- C1: Wenke Husmann, Funziona a meraviglia (da Internazionale, gennaio 2026)
- C2: Mario Calabresi, Alzarsi all’alba (Mondadori, 2025)
Traccia A1 — Cesare Pavese: una poesia d’amore (e di addio) a Roma
Chi ha scelto la tipologia A si è trovato davanti a una delle liriche più intense del Novecento italiano. Passerò per Piazza di Spagna è una poesia breve, quasi telegrafica, eppure capace di portare il peso di tutta una vita.
Pavese la scrisse il 28 marzo 1950 — meno di cinque mesi prima di togliersi la vita in una stanza d’albergo di Torino. È dedicata all’attrice americana Constance Dowling, di cui era perdutamente innamorato senza essere ricambiato. La poesia fa parte della raccolta postuma Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, curata da Italo Calvino e pubblicata nel 1951.
Il testo descrive una passeggiata immaginaria per la scalinata di Trinità dei Monti: un cielo chiaro, fontane, rondini, il sole sulle pietre. Roma appare luminosa, quasi festosa. Ma l’intera sequenza di immagini è costruita come un avvicinamento verso un’unica certezza, quella contenuta nell’ultimo verso folgorante: «Sarai tu — ferma e chiara». La donna amata non è descritta nella sua bellezza fisica, non ha attributi particolari. Esiste semplicemente. E quella semplicità dice tutto.
Perché questa traccia ha diviso gli studenti? Su tutti i social, nelle ore successive all’apertura del plico, è partita la protesta di chi sostiene che Pavese non viene quasi mai studiato nei programmi scolastici, almeno non in questa fase del Novecento. L’ultima volta che Pavese era apparso alla Maturità era il lontano 2001. Per molti, affrontare un’analisi del testo così tecnica su un autore poco frequentato in classe è stata una sorpresa amara.
Traccia A2 — Vitaliano Brancati: la memoria che dà spessore al mondo
La seconda traccia di tipologia A porta sul banco un brano tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, scrittore siciliano che nella letteratura italiana del Novecento occupa uno spazio spesso sottovalutato.
Il passaggio scelto dal Ministero è una riflessione sulla memoria: «Se noi non ricordassimo, il mondo sarebbe sottilissimo, una lastra priva di spessore». È un invito a pensare al ricordo non come semplice archivio del passato, ma come la struttura stessa dell’identità personale. Senza memoria, l’essere umano sarebbe schiacciato su un eterno presente che non porta con sé né profondità né senso.
Una traccia filosoficamente ricca, più accessibile di quella di Pavese sul piano della comprensione testuale, ma che richiede una buona padronanza delle tecniche dell’analisi del testo in prosa.
Traccia B1 — Saragat e l’Assemblea Costituente: la democrazia come responsabilità
Fra le tracce argomentative, quella sul discorso di Giuseppe Saragat all’insediamento dell’Assemblea Costituente (26 giugno 1946) era tra le più attese dai professori — e, non a caso, era in cima alle previsioni del tototracce.
Il 1946 era l’anno in cui l’Italia, uscita devastata dalla guerra e dalla dittatura, decideva con un referendum di diventare Repubblica. Saragat, che avrebbe poi ricoperto il ruolo di Presidente della Repubblica, prese la parola in quella seduta storica per ricordare che la democrazia non è solo una forma di governo: è un patto di responsabilità reciproca tra cittadini.
Il tema è di straordinaria attualità: in un momento in cui le democrazie occidentali vengono messe alla prova da populismi, tensioni sociali e disinformazione, riportare in aula quel discorso fondativo è una scelta non casuale. Gli studenti più preparati sapranno collegarlo alle trasformazioni politiche degli ultimi anni.
Traccia B2 — Bianucci e la scienza di scrivere bene
Il brano di Piero Bianucci tratto da Te lo dico con parole tue è forse la traccia più “di nicchia” del lotto, pensata per chi ha un occhio alla divulgazione scientifica e al giornalismo. Bianucci è uno dei più grandi divulgatori scientifici italiani e in questo saggio parla di come si comunicano idee complesse in modo accessibile, analizzando anche il ruolo del caso e dell’intuizione nelle scoperte scientifiche.
Una traccia che premia chi ha curiosità per il mondo della comunicazione e della scienza, ma che richiede un impianto argomentativo solido per non scivolare nella superficialità.
Traccia B3 — Furedi e i confini: chi sono gli “adultescenti”?
La traccia B3 ha acceso le discussioni più animate su X e TikTok nel corso della mattina. Frank Furedi, sociologo britannico controcorrente, nel suo saggio I confini contano affronta un tema apparentemente geopolitico — le frontiere — per spostarlo su un piano del tutto inaspettato: quello psicologico e generazionale.
Il passaggio scelto dal Ministero parla degli “adultescenti”, un neologismo che indica i ventenni e trentenni che faticano ad assumersi responsabilità, prolungando indefinitamente i comportamenti e le aspettative dell’adolescenza. Furedi si appoggia anche a un articolo della rivista The Atlantic per sostenere che la linea di confine tra le generazioni si è ormai dissolta, con effetti che vanno ben oltre la semplice questione anagrafica.
È probabilmente la traccia più discussa perché tocca un nervo scoperto: molti dei maturandi di oggi si riconoscono — volendo o no — in quella descrizione. E trovarsi a dover argomentare su se stessi, in un giorno di esame, non è mai semplice.
Traccia C1 — Husmann e l’incanto: saper ancora meravigliarsi
Il primo tema di attualità parte da un articolo di Wenke Husmann, giornalista tedesca, pubblicato su Internazionale nel gennaio 2026. Il titolo, Funziona a meraviglia, prende le mosse da un episodio concreto — la visione di un’aurora boreale — per interrogarsi su una facoltà che gli adulti tendono a perdere: la capacità di stupirsi.
La traccia è efficace perché permette connessioni con molti ambiti: l’educazione, la scienza, l’ambiente, il pensiero critico. La tesi centrale è che conoscere razionalmente un fenomeno non significa impoverirlo, ma imparare una forma più matura e consapevole di meraviglia.
Traccia C2 — Calabresi e la “fatica”: la traccia più discussa del giorno
Se c’è una traccia che ha diviso — e fatto riflettere — più delle altre, è questa. Mario Calabresi, giornalista e scrittore, ex direttore di La Stampa e Repubblica, ha pubblicato a settembre 2025 il saggio Alzarsi all’alba per Mondadori. Il brano scelto dal Ministero porta in aula un concetto che sembra quasi dimenticato nel nostro tempo: la fatica.
In un’epoca in cui tutto è pensato per sembrare facile — gli algoritmi ci consegnano contenuti su misura, le app promettono risultati in sette giorni, i social premiamo il successo immediato — Calabresi fa esattamente il contrario. Racconta di persone che si svegliano all’alba non per scelta romantica, ma per necessità o per amore: il marito che da vent’anni si prende cura della moglie malata, l’allenatore che insegna ai bambini il valore della costanza, la restauratrice che coltiva la pazienza per salvare la bellezza.
La metafora centrale del libro è semplice e potente. Il tramonto, dice Calabresi, è commerciale, affollato, “instagrammabile”. L’alba è solitaria, silenziosa, richiede sforzo. Ma custodisce una promessa: quella di un futuro in cui tutto è ancora possibile.
La traccia chiede agli studenti di riflettere sulla fatica come valore — non come punizione, non come ideologia del sacrificio fine a se stesso, ma come strumento di crescita, di dignità, di costruzione del sé. È una traccia profondamente generazionale, che parla direttamente ai ragazzi che siedono in quell’aula. E che, secondo molti professori sentiti in mattinata, è anche quella con il più alto potenziale per un tema autentico e originale.