Nordio torna alla carica: “No alla reintroduzione dell’abuso d’Ufficio”. E annuncia un’ulteriore stretta sugli smartphone

Per Nordio abbiamo già troppi reati previsti contro la corruzione, non abbiamo bisogno di reintrodurre l'abuso d'ufficio

Nordio torna alla carica: “No alla reintroduzione dell’abuso d’Ufficio”. E annuncia un’ulteriore stretta sugli smartphone

Dopo le figuracce inanellate durante la campagna pre-voto, la batosta rimediata al referendum e la vicenda (ancora aperta della sua collaboratrice Giusi Bartolozzi), lo avevano parcheggiato lontano dai radar. In disparte. In silenzio. Ieri però il Guardasigilli Carlo Nordio si è ripreso la scena.

“No alla reintroduzione dell’abuso d’ufficio”

E lo ha fatto da par suo, dichiarando solennemente al question time della Camera che “sulla reintroduzione dell’abuso d’ufficio la risposta è nettamente negativa”. Cioè che l’Italia andrà contro la direttiva europea sulla reintroduzione del reato soppresso proprio da Nordio, perché non ne abbiamo bisogno (evidentemente deve essergli sfuggita l’allarmante  relazione annuale di Anac, presentata due giorni fa dal presidente, Giuseppe Busìa…).

“Noi abbiamo dimostrato all’Europa, anche in base alla recente sentenza della Corte Costituzionale, che sta nella discrezionalità degli Stati conseguire, cioè predisporre tutti i sistemi anticorruzione, che sono quelli che stanno a cuore all’Europa e in questo l’arsenale repressivo e preventivo dell’Italia è il più ricco di tutti” ha detto.

Abbiamo già troppi reati contro la corruzione

“Abbiamo addirittura dei reati che gli altri Stati non conoscono. Penso”, ha aggiunto, “per esempio, alla concussione per induzione che è difficilissima da spiegare agli stranieri, perché neanche sanno cosa sia”.

Quindi ha sottolineato: “abbiamo la corruzione propria, impropria, antecedente, successiva, abbiamo la concussione per coazione, la concussione per induzione. Abbiamo, come sapete, anche la turbativa d’asta. Abbiamo, insomma, 27 articoli che costituiscono un arsenale normativo contro la corruzione, della quale l’Europa si è detta soddisfatta”.

Per Nordio le “modeste mazzette non sono una bestemmia”

Non contento, rispondendo alla M5s Valentina D’Orso, ha anche rivendicato le sue considerazioni sulle “modeste mazzette”, concetto che per lui “non è affatto una bestemmia”. Il ministro ha infatti tenuto a precisare che “il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico: si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato. Se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga, non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette mazzette o del ‘pretium sceleris’ della corruzione”, ha aggiunto.

Peccato che lui aveva parlato di “modeste mazzette” per vietare l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche nelle indagini, situazione assai differente da quelle tratteggiate ieri in aula…

Pronta la stretta sul sequestro degli smartphone

E, sempre in materia di indagini, Nordio sembrava tornato quello pre-referendum anche quando ha assicurato che è intenzione dell’esecutivo “potenziare le normative per tutelare la privacy nei sequestri dei cellulari”. “Il problema della gestione dei dati personali contenuti negli smartphone al di là di quanto prospettato dall’interrogante, perché in questi aggeggi non sono contenute solo conversazioni o intercettazione”, ha spiegato, “ci sono intere vite”.

Tanto che per Nordio “la contraddizione di oggi è che mentre per le intercettazioni telefoniche occorre l’autorizzazione del Gip, per ottenere invece il possesso di questi aggeggi si può ricorrere anche solo al provvedimento del pubblico ministero”.

Per questo ha assicurato che il governo “segue come enorme interesse questa situazione perché, nel rispetto della importanza delle indagini e anche l’uso di questi dati nella lotta contro la criminalità organizzata e contro il terrorismo, è intollerabile che l’articolo 15 della Costituzione, che tutela la segretezza e la libertà delle conversazioni, venga violato senza l’intervento di un organo giurisdizionale. Il nostro indirizzo è quello di potenziare al massimo l’intervento dell’organo giurisdizionale”. Tradotto: nuova sabbia negli ingranaggi delle indagini.

Intanto Bartolozzi torna in servizio alla Corte di Appello di Roma

Sempre ieri il plenum del Csm ha approvato all’unanimità, il ricollocamento in ruolo della ex capa di gabinetto di Nordio, Bartolozzi (dimessasi il 24 marzo scorso), alla Corte di Appello di Roma con le funzioni di magistrato della pianta organica flessibile giudicante.

La decisione potrebbe influire anche sul procedimento giudiziario nel quale Bartolozzi è coinvolta nell’ambito dell’inchiesta sul caso Almasri (il processo è fissato per il prossimo 17 settembre): è infatti indagata dalla Procura di Roma per false informazioni al pubblico ministero e sul caso la Camera ha votato la sollevazione di un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale.

Qualora andasse avanti, visto il ricollocamento di Bartolozzi in ruolo come magistrato, il procedimento potrebbe essere trasferito a Perugia, tribunale cui competono le indagini sui magistrati di Roma. Se invece la Consulta accogliesse il ricorso e rimandasse il giudizio al Tribunale dei Ministri, la Camera sarebbe chiamata a votare sull’eventuale immunità di Bartolozzi, con un esito già scontato.