Sul sito della Reichman University (l’ex Idc Herzliya) la nuova app si presenta con un linguaggio aziendale levigato: «risposte verificate da esperti» per le «discussioni sui social media», advocacy proattiva, sostegno alle comunità ebraiche nordamericane. Si chiama RiseApp e mobilita un database di oltre 40.000 attivisti pro-Israele coordinati. Lo racconta InsideOver in un’inchiesta firmata da Roberto Vivaldelli che rilancia un’indagine di The American Conservative: dietro l’interfaccia universitaria c’è la reincarnazione di Act.IL, l’app di hasbara digitale lanciata nel 2017 dal Ministero degli Affari Strategici israeliano, allora guidato da Gilad Erdan.
La continuità è ammessa dalle stesse fonti aperte. Il database degli operativi è quello di Act.IL, trasferito sulla nuova piattaforma. Le funzioni replicano il vecchio modello a «missioni»: like coordinati, commenti, segnalazioni di contenuti ostili. Solo che adesso la cornice è accademica, e il marchio del Ministero degli Affari Strategici sparisce dal frontespizio.
Una macchina, non un’app
Act.IL era già stata smontata nel 2019 dal DFRLab di Atlantic Council come operazione di astroturfing politico. Il direttore Yarden Ben-Yosef aveva dichiarato a The Forward nel 2017: «Parliamo tra noi. Lavoriamo insieme», riferendosi ai servizi. Sima Vaknin-Gil, allora direttrice generale del Ministero Affari Strategici, in un intervento del 2016 aveva descritto «un’unità di intelligence civile che raccoglie, analizza e agisce» usando dati raccolti da campus, sindacati e chiese.
RiseApp è di fatto l’ultimo strato di un apparato più largo. A maggio del 2024 Meta rimosse 510 account Facebook e 32 Instagram riconducibili a Stoic, società di marketing politico di Tel Aviv. Il giorno prima OpenAI aveva bandito gli stessi operatori dalla propria piattaforma. New York Times e Haaretz ricostruirono che il Ministero affari della Diaspora, guidato da Amichai Chikli, aveva commissionato la campagna per circa 2 milioni di dollari: account falsi che impersonavano studenti ebrei e cittadini neri americani per attaccare l’Unrwa e l’università democratica in nome di un improvviso allarme islamofobico. Sullo sfondo c’è Voices of Israel, struttura para-pubblica erede di Concert e di Kela Shlomo, costituita come no-profit, secondo email trapelate nel 2024, anche per aggirare l’obbligo statunitense di registrazione Fara.
Il doppio standard europeo
Le cifre rendono il quadro più nitido. La Knesset, al voto sul bilancio 2026 di marzo, ha portato il budget hasbara a circa 730 milioni di dollari, contro i 150 milioni del 2025 e una base pre-Gaza venti volte inferiore. Cinquanta milioni a Google, YouTube, X, Outbrain; quaranta a quattrocento delegazioni di pastori, legislatori, rettori; un contratto da 1,5 milioni al mese alla società dell’ex stratega di Trump Brad Parscale per dispiegare strumenti di IA contro le critiche online; una war room che monitora 250 testate e diecimila contenuti al giorno. Le ragioni le ha indicate Pew Research ad aprile: il 60 per cento degli americani vede Israele sfavorevolmente, sette punti in un anno.
Qui salta il doppio standard. L’Unione Europea ha varato il 16 dicembre 2024 il primo regime di sanzioni contro le attività ibride russe, colpendo la rete Doppelganger e l’unità GRU 29155, e lo ha allargato a dicembre 2025 e ad aprile 2026. La guerra ibrida di Mosca è ormai categoria politica, finanziaria, sanzionatoria. La guerra ibrida di Tel Aviv, documentata da Meta, OpenAI, NYT, Haaretz, DFRLab, resta una vicenda di cronaca senza conseguenze. Le piattaforme americane bannano gli account, i ministeri israeliani emettono smentite, il sistema riparte sotto un altro logo. Quindi RiseApp non è una scoperta, è la dimostrazione che funziona così.
Sostanzialmente, la propaganda di Stato si può chiamare università. Quindi, comodamente, smette di essere propaganda.