Scontro Abodi-Malagò: la Figc a rischio commissariamento dal Coni, ma il ministro si chiama fuori: “La politica non c’entra”

Il ministro giura di non avere ruoli nel caso Malagò. Ma sul caso FederPesi avverte i vicepresidenti Coni: "Questi rapporti non durano molto"

Scontro Abodi-Malagò: la Figc a rischio commissariamento dal Coni, ma il ministro si chiama fuori: “La politica non c’entra”

“La politica qui non esiste”. Si chiama fuori il ministro Andrea Abodi dalla querelle sul possibile commissariamento della Figc per il caso del mancato tesseramento del presidente Giovanni Malagò.

“Qui non c’è un tema né personale né politico, il tentativo di metterlo su questo piano è un tentativo di confusione”. Deciderà il Coni, spiega, “deciderà la Giunta, deciderà il Consiglio nazionale, più garanzie di queste non ce ne sono”. Lui, dice, vigila sul Coni e non sulle federazioni, e il suo mestiere è “non disturbare il lavoro dello sport con le sue autonomie”.

E formalmente ha ragione. Il potere di commissariare una federazione spetta al Coni, non al governo. E Abodi ha un motivo in più per tenere le mani in tasca: Uefa e Fifa non tollerano interferenze politiche nel calcio, e il presidente Uefa Aleksander Ceferin ha già fatto sapere che un commissariamento potrebbe costare all’Italia le coppe europee, la Nazionale a Euro 2028 e l’organizzazione di Euro 2032.

Ma tra Adodi e Malagò è scontro aperto

Il problema è che fra Abodi e Malagò la politica, e il personale, c’entrano eccome. Fu il ministro a negare all’allora presidente del Coni la proroga per accompagnare i Giochi di Milano-Cortina. E fu sempre lui, prima dell’elezione in Figc del 22 giugno, a chiedere a Coni e Anac di verificare se le norme sul pantouflage rendessero Malagò ineleggibile.

L’Anac diede il via libera. Poi è saltata fuori la tessera mancante: la Procura generale dello sport ha respinto l’archiviazione chiesta dalla Figc e ora la palla è passata alla giunta del Coni. La tegola, insomma, è rimbalzata sul tavolo del presidente, Luciano Buonfiglio. Che per ironia della sorte fu eletto al vertice del Coni con la spinta decisiva proprio di Malagò.

Ma il ministro blinda Mancini

Abodi, intanto, si porta avanti anche sul fronte tecnico. “Roberto Mancini può e deve lavorare con tranquillità, perché non è in discussione il lavoro che sta facendo”. Il ct scelto da Malagò, insomma, resterebbe anche con un commissario in via Allegri. Il ministro dice di aver “condiviso” quella scelta e di averla “apprezzata”, e loda una Nazionale “piena di energia, veloce, in armonia”. Un modo per rassicurare i tifosi, e per far capire che l’eventuale uscita di scena di Malagò non sarebbe un salto nel buio.

E chi vota contro Buonfiglio “faccia una scelta”

Ma il passaggio più rivelatore è un altro. Martedì, in giunta, i vicepresidenti del Coni Marco Di Paola e Diana Bianchedi hanno espresso parere contrario alla proposta di Buonfiglio di commissariare la FederPesi, salvo poi votare a favore. Abodi non ha gradito e ha sibilato: “Il vicepresidente vicario e il vicepresidente hanno diritto e dovere di esprimere un’opinione, ma se è sempre contraria dovrebbero fare una scelta“. E ancora: “Fa riflettere che due figure così rappresentative non riescano a testimoniare questa fiducia affidata in modo conseguente”. Chiusa minacciosa: “Normalmente questi rapporti così non durano molto nel ruolo e nella funzione”. Poche ore dopo Bianchedi si è dimessa da Capo delegazione della Nazionale.

“Una decisione maturata per il grande rispetto che ho del Coni, della sua Giunta, della FIGC e delle istituzioni sportive, come dimostra la mia carriera da atleta e da dirigente”, ha fatto sapere in una nota, “ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport: valori che oggi vengono ingiustamente messi in discussione”.

Bianchedi ha poi precisato: “Inoltre, scelgo di fare un passo indietro per quello che rappresenta la maglia azzurra, al fine innanzitutto di proteggere la squadra da inutili polemiche. Una squadra che ho trovato compatta, motivata, con grandi professionisti, a partire dal commissario tecnico, passando ai giocatori e a tutto lo staff. Li ringrazio per come mi hanno accolto e per le emozioni che pur in pochi giorni mi hanno fatto vivere. Ricordiamoci che lo sport è, e deve essere, primariamente questo. Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano”, ha concluso.