Scostamento di bilancio da 40 miliardi. Ai ristori ne vanno solo la metà. Oggi il via libera del Consiglio dei ministri insieme al Def. E Giorgetti ammette: finora sostegni inadeguati

scostamento di bilancio Franco
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Il rinvio era nell’aria e di Def e scostamento di bilancio si riparlerà oggi al Consiglio dei ministri. La riunione di Palazzo Chigi di ieri non ha dato il via libera alla richiesta per il nuovo extra-deficit. Ma la cifra di 40 miliardi da immettere nell’economia a stretto giro sarebbe confermata. Al massimo potrebbe salire di un paio di miliardi. La Lega ne chiedeva di più (50) e Forza Italia parlava di 20 miliardi al mese fino alla fine dell’emergenza. Ma il ministro dell’Economia, Daniele Franco, sarebbe rimasto fermo sui 40.

La questione verrà affrontata nel Cdm odierno, appunto, chiamato a dare il via libera anche al Documento di finanza pubblica. Entrambi, Def e scostamento di bilancio, verranno votati da Palazzo Madama il prossimo 22 aprile. I 40 miliardi verranno spacchettati in più voci. Cinque miliardi dovrebbero essere destinati al fondo dei progetti esclusi dal Recovery plan, il resto dovrebbe andare alle imprese secondo un articolato menu. Ai ristori veri e propri dovrebbero andare 20 miliardi o poco di più, rispetto agli 11 del precedente decreto Sostegni.

Dovrebbe essere bissato il meccanismo di erogazione dei contributi a fondo perduto ma potrebbe essere modificato il sistema di calcolo: parametrandolo su due mesi e non su uno solo. Di certo, erogarli con lo stesso meccanismo finirebbe per far ricadere il governo negli stessi errori del precedente provvedimento che non hanno prodotto interventi mirati per i settori più colpiti.

Il ministro Giancarlo Giorgetti riconosce che il tipo di sostegno messo in campo col precedente decreto “basato sulla riduzione del fatturato non fa giustizia, non è totalmente equo. Anche perché alcune categorie, quelle che hanno subito l’arresto dell’attività per decreto, non solo non hanno avuto una riduzione, ma sono quelle, in particolare legate al pubblico esercizio, più danneggiate.

Su questo punto, la valutazione corretta dovrebbe basarsi non tanto sulla diminuzione del fatturato, quanto sulla diminuzione del risultato di esercizio, del margine operativo lordo, che è la sintesi, esattamente, tra fatturato e costi, siano essi variabili, siano essi fissi, perché altrimenti le attività, le partita Iva su cui incidono maggiormente i costi fissi, sono quelle danneggiate e non ricomprese”.

Il sottosegretario al Mef Claudio Durigon ha sostenuto che “una parte sarà indennizzo a fondo perduto come il precedente, una parte sarà legata ai costi aziendali, ci sarà una doppia visione di come dovranno essere ristorati i commercianti e le varie partite Iva”. Un doppio intervento dunque sui cali di fatturato e sui costi fissi, come bollette e affitti. Dovrebbe essere rifinanziato il credito d’imposta per le locazioni e si valuta anche il taglio dell’Imu sui beni strumentali e un ulteriore rinvio delle esenzioni Tosap e Cosap.

Poi c’è il capitolo dedicato alla liquidità con la proroga delle moratorie sui prestiti e sulle garanzie pubbliche su cui è in corso una trattativa con l’Ue. Si ragiona se destinare un miliardo per gli sgravi alle imprese che assumono con contratto a tempo determinato. Atteso anche un nuovo rinvio delle scadenze fiscali che potrebbe riguardare però solo le attività colpite dalla pandemia che potrebbero beneficiare anche di una proroga del blocco degli sfratti.

Perché il nuovo decreto per le imprese – o Sostegni bis – veda la luce, però, servirà qualche giorno in più: si parla dell’ultima settimana di aprile, al massimo i primi giorni di maggio. Il lavoro di confronto al Mef vale anche per le cifre da inserire nel Def. Il deficit, tenendo conto del doppio scostamento di bilancio, oscillerebbe tra il 10 e l’11%. Il Pil tendenziale poco sopra il 4% per quest’anno. Ma sarà da conteggiare poi anche l’effetto anti-crisi delle nuove misure.

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di Gaetano Pedullà

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