Sondaggi elettorali, più costi che benefici per i progressisti con Renzi arruolato nel campo largo

La presenza di Matteo Renzi, più che una carta tattica, rischia di trasformarsi in una sciagura per i progressisti

Sondaggi elettorali, più costi che benefici per i progressisti con Renzi arruolato nel campo largo

Nel campo largo il problema non è soltanto sommare sigle, ma capire se quella somma regge politicamente. È il punto da cui parte Roberto Baldassari, direttore generale di Lab21, commentando il sondaggio elaborato dall’istituto demoscopico per conto de La Notizia e dedicato al “fattore Renzi”. La rilevazione fotografa una questione di compatibilità: Italia Viva può davvero allargare la coalizione o rischia di farla esplodere dall’interno? La risposta che emerge dai numeri è dura. Il 51,6% degli intervistati considera Italia viva una “forza respingente”, capace di allontanare l’elettorato strutturato di sinistra e del Movimento 5 Stelle. Solo il 24,3% la giudica invece una forza attrattiva, utile ad agganciare il centro moderato.

Più costi che benefici per i progressisti con Renzi arruolato nel campo largo

Per questo, spiega Baldassari, “l’addizione politica non equivale all’addizione matematica: il limitato guadagno marginale al centro rischia di generare perdite molto più consistenti sui fianchi interni”. È qui che la presenza di Matteo Renzi, più che una carta tattica, rischia di trasformarsi in una sciagura per il campo largo. Il nodo non è se Italia viva possa portare qualche voto in più, ma quanti ne possa far perdere. “Il vantaggio numerico del campo largo – osserva Baldassari – si regge sul presupposto che Renzi porti valore aggiunto. I dati, invece, mostrano che potrebbe sottrarlo”.

Primo scenario: con Renzi Pd più debole

Il primo scenario riguarda l’inserimento di esponenti di Italia viva nelle liste del Partito democratico. Anche qui il segnale è netto: per il 58,2% questa scelta indebolirebbe il partito, creando tensioni interne e sfocando il perimetro politico. Solo il 19,8% ritiene che possa nobilitare il Pd. Secondo Baldassari, “l’ipotesi di mimetizzazione tecnica fallisce il test dell’elettorato: non viene percepita come un’espansione, ma come una minaccia diretta all’integrità del Partito democratico”.

Secondo scenario: Renzi come alleato dell’intera coalizione

Il secondo scenario è Renzi come alleato strutturale dell’intera coalizione. Il 54,1% degli intervistati ritiene che l’ingresso formale di Italia viva produrrebbe frammentazione, veti incrociati e perdita di credibilità del cartello elettorale. Il 26,4% vede invece un possibile consolidamento numerico. “Una coalizione più ampia ma programmaticamente eterogenea – sottolinea Baldassari – può risultare meno credibile. Il potenziale di frammentazione doppia l’aspettativa di consolidamento”.

La faglia più pericolosa si apre nel M5S

La faglia più pericolosa si apre nell’elettorato del M5S. Se il campo largo includesse stabilmente Italia viva, il 43,5% degli elettori M5S sarebbe fortemente contrario ma voterebbe comunque il Movimento. Ma il dato più allarmante è il 35,1% che riconsidererebbe il proprio voto, spostandosi verso l’astensione o verso Avs. Solo il 18,2% accetterebbe l’accordo pur di battere il centrodestra. “Un terzo dell’elettorato pentastellato considera Renzi una linea rossa invalicabile”, commenta Baldassari.

Non meno complicato è il ruolo di Giuseppe Conte. Di fronte all’insistenza del Pd su Renzi, il 38,4% della base M5S si aspetta un veto assoluto o la rottura del campo largo. Il 29,6% immagina una mediazione in nome della sopravvivenza della coalizione elettorale, mentre il 27,1% prevede appoggi esterni e patti locali. Per Baldassari, “Conte è schiacciato tra isolamento e snaturamento”: rompere significherebbe assumersi il costo della divisione, accettare Renzi rischierebbe invece di aprire una crisi identitaria.

La paura dell’elettorato del M5S per i temi identitari

Il piano programmatico conferma il problema. Per il 64,7%, la presenza di Renzi annacquerebbe o bloccherebbe alcune battaglie storiche care al M5S, dal welfare alla transizione ecologica fino alla giustizia. Solo il 10,4% pensa che l’accordo non toccherebbe i temi. “Il rigetto supera l’antipatia personale”, osserva Baldassari. “Quasi due terzi della base M5S avvertono una minaccia ideologica immediata”. Il bilancio finale è politico prima ancora che aritmetico. Il campo largo può anche inseguire il centro, ma se lo fa consegnando a Renzi un ruolo strutturale rischia di perdere coesione, identità e credibilità. “Renzi viene percepito come una mina vagante”, conclude Baldassari. “Non è chiaro se depotenzierà soltanto i singoli partiti o se finirà per sottrarre valore all’intera coalizione”.