Stellantis investe 5 miliardi in Italia, ma resta l’allarme per Cassino

Stellantis annuncia 5 miliardi di investimenti in ricerca in Italia, ma per i sindacati resta l'allarme per lo stabilimento di Cassino.

Stellantis investe 5 miliardi in Italia, ma resta l’allarme per Cassino

Un investimento da 5 miliardi in Italia entro il 2030, puntando su ricerca e innovazione attraverso nuove piattaforme, intelligenza artificiale e motorizzazioni. Stellantis prova a rilanciare il suo piano per il nostro Paese, ma non riesce a dissolvere i dubbi dei sindacati, soprattutto sul futuro dello stabilimento di Cassino.

Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo, ha incontrato i sindacati per illustrare il nuovo piano Fastlane 2030, che prevede oltre 60 miliardi di investimenti, di cui il 40% in Europa. L’Italia, assicura Cappellano, “ha un ruolo centrale” e non si prevede la chiusura di alcun stabilimento. Le piccole auto verranno prodotte a Mirafiori e Pomigliano, le vetture di fascia medio-alta e di lusso a Melfi, Cassino e Modena e i veicoli commerciali ad Atessa.

L’annuncio di Cappellano arriva alla vigilia dell’audizione del ceo Antonio Filosa, atteso mercoledì nella Sala del Mappamondo di Montecitorio davanti alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato. Filosa fornirà dettagli sulla strategia del gruppo e sugli investimenti annunciati da Cappellano, ma l’audizione sarà anche l’occasione per chiarire l’altro punto centrale: il livello complessivo degli investimenti industriali in Italia, che negli ultimi anni si è attestato intorno ai 2 miliardi l’anno e che Stellantis dovrebbe confermare nell’orizzonte del nuovo piano.

Stellantis investe, ma restano le preoccupazioni per Cassino

Il punto più delicato resta Cassino. Per lo stabilimento ciociaro, Stellantis ha indicato l’assegnazione della nuova Maserati Grecale da fine 2027, mentre il piano dettagliato su Maserati e sulle prospettive industriali del sito è rinviato a fine 2026. Una prospettiva giudicata insufficiente dai sindacati, vista la forte sottoutilizzazione dello stabilimento.

Per Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, il piano “rappresenta certamente un passo in avanti”, ma restano aperte questioni fondamentali su sicurezza occupazionale e prospettive di Cassino. “Ci aspettavamo risposte più concrete”, ha detto, indicando Cassino e Termoli come le maggiori preoccupazioni. Per il sito ciociaro, l’arrivo della nuova Grecale è “importante ma non sufficiente” per affrontare le criticità di breve periodo e garantire prospettive di lungo termine.

Più positivo, ma con riserve, il giudizio della Uilm. Per Davide Sperti, segretario nazionale Uilm, il piano “riporta l’azienda con i piedi per terra” e segna una discontinuità rispetto al passato. Ma su Cassino resta allarme: lo stabilimento “ha lavorato 24 giorni da gennaio” e il rinvio a fine anno di un piano operativo andrà monitorato “con molta attenzione”, perché la cassa integrazione non può diventare una condizione permanente.

Netta la Fiom-Cgil: per Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil, “la situazione è molto, molto preoccupante”: servono più investimenti e garanzie occupazionali, perché l’impegno a non chiudere stabilimenti non basta se i lavoratori restano senza prospettiva produttiva”. “La cassa integrazione deve terminare e per terminare abbiamo bisogno di produzioni e quindi di nuovi modelli”, ha affermato.