Stipendi fermi al palo, l’Italia resta indietro di 35 anni: salari reali in calo dal 1990 mentre in Europa corrono

Gli stipendi in Italia restano fermi, da ormai 35 anni. Sui salari reali il nostro Paese regredisce, mentre gli altri in Europa corrono.

Stipendi fermi al palo, l’Italia resta indietro di 35 anni: salari reali in calo dal 1990 mentre in Europa corrono

L’Italia sui salari è rimasta indietro di 35 anni. Anzi, molto peggio, perché se il nostro Paese in tema di stipendi è fermo da 35 anni, gli altri invece sono andati nettamente avanti. Come sottolinea Repubblica, basandosi sui dai Ocse e Istat, è come se oggi avessimo in tasca gli stessi soldi del 2010.

Da una parte si considera il salario lordo medio di un dipendente a tempo pieno, basandosi sui dati Ocse. Dall’altro, invece, il reddito disponibile delle famiglie sottolineato dall’ultima analisi dell’Istat. Il risultato è che in Italia gli stipendi sono fermi, mentre negli altri Paesi europei corrono.

Stipendi fermi al palo: la differenza tra Italia ed Europa sui salari reali

Partiamo dai dati Ocse: in Italia tra il 1990 e il 2025 il salario reale medio è sceso del 2%. Giusto per capire quanto sia anomala la situazione italiana basta fare un confronto con altri Paesi Ue: in Germanie e Francia è salito del 35%, in Spagna del 16% e la media Ocse fa segnare un +36% anche grazie al 53% di crescita degli Usa e al 47% del Regno Unito.

La conseguenza è quella di un salario lordo annuo del lavoratore medio che in Italia è soltanto di 36.594 euro contro i 66.700 della Germania e i 45.964 della Francia. In pratica, gli italiani guadagnano il 45% in meno dei tedeschi e il 20% in meno dei francesi. Rapportando questo dato al costo della vita, il gap si riduce leggermente: in Italia 53.864 dollari contro i 76.285 della Germania, i circa 60mila della Francia e anche la Spagna ci supera a quota 57.779 dollari. Un dato che dipende dal fatto che in Italia il costo della vita è più alto che in Spagna.

Intanto il reddito disponibile in Italia cresce poco, meno dei prezzi, come testimonia l’Istat. Il potere d’acquisto è sceso nel secondo trimestre di quest’anno e così le famiglie hanno tagliato la quota dei risparmi, che scende al livello più basso dal 2012. E il potere d’acquisto oggi è lo stesso di allora, non è aumentato neanche un po’.