Con lโentrata in vigore della tregua nella Striscia di Gaza, prende forma anche un passaggio politico che punta a dare stabilitร al cessate il fuoco e a impostare una fase nuova per il territorio. Nelle scorse ore lโattivista palestinese Samer Sinijlawi ha diffuso su X la composizione del comitato tecnico palestinese che dovrebbe essere annunciato formalmente oggi e che avrร il compito di guidare Gaza nella fase post-bellica.
Secondo Sinijlawi, lโinsediamento del nuovo esecutivo segnerร โlโinizio di una nuova fase di governo per Gazaโ, fondata su competenza e responsabilitร e non sulla contrapposizione tra fazioni. Il comitato รจ composto infatti da professionisti indipendenti, radicati nella societร e nelle istituzioni locali, che non appartengono nรฉ allโAutoritร Nazionale Palestinese nรฉ ad Hamas. Figure che hanno vissuto direttamente la guerra e che hanno continuato a operare allโinterno delle proprie comunitร anche nei mesi piรน difficili.
Gaza, tregua e governo tecnico palestinese: i nomi del nuovo esecutivo
A guidare il governo tecnico sarร Ali Shaath, ex vice ministro per i Trasporti dellโAutoritร palestinese, indicato come una figura di profilo accademico e politico, con una lunga esperienza nella governance e nelle riforme istituzionali. Allโingegnere Ayed Abu Ramadan, presidente della Camera di Commercio di Gaza, andrร il portafoglio di Commercio ed Economia, mentre Omar Shamali seguirร le Telecomunicazioni. LโAgricoltura sarร affidata ad Abdul Karim Ashour, direttore di Agricultural Relief, e la Sanitร ad Aed Yaghi, alla guida della Palestinian Medical Relief Society.
Il settore dellโIstruzione sarร seguito da Jaber Al-Daour, presidente dellโUniversitร della Palestina, mentre Bashir Al-Rais si occuperร delle Finanze. Ad Ali Barhoum andranno Acqua e Affari municipali, a Hana Tarzi le Politiche sociali e per le donne. Completano il quadro Arabi Abu Shaaban per lโAutoritร territoriale, Mohammad Bseiso per la Giustizia e i generali Mohammad Tawfiq e Mohammad Nasman per Polizia e Sicurezza.
Per Sinijlawi non si tratta di un semplice cambio di nomi, ma di un mutamento strutturale: una fase che mette al centro ricostruzione, servizi e ripresa economica, con lโobiettivo di garantire una pace duratura e una governance stabile per Gaza.