Tutti pronti al voto anticipato. Ma è solo l’ennesimo bluff

A sentire le dichiarazioni dei principali leader della maggioranza, se il M5S dovesse uscire dalla coalizione si andrà al voto anticipato.

Da Silvio Berlusconi a Matteo Salvini fino a Enrico Letta. A sentire le dichiarazioni dei principali leader della maggioranza, pare non ci siano dubbi: se il Movimento cinque stelle dovesse oggi uscire dalla maggioranza, si andrà al voto anticipato.

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Ma quale voto anticipato. La maggioranza ha i numeri per supportare Draghi anche senza il M5S

Eppure le cose sono decisamente diverse da come vengono raccontate: tanto i leader di partito quanto il presidente del Consiglio Mario Draghi, quanto soprattutto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tutti sanno che la maggioranza avrebbe i numeri per supportare l’esecutivo al di là del Movimento cinque stelle. Dunque lo scenario più probabile, vista anche la situazione e soprattutto il fatto che siamo ormai vicini alla scadenza naturale della legislatura, è che l’esecutivo resti in piedi, ovviamente con un inevitabile rimpasto conseguenza della fuoriuscita eventuale dei pentastellati.

Facciamo però un passo indietro. Cosa hanno detto i leader dei vari partiti di maggioranza? Chiaro è stato, come detto, il Cavaliere: “Abbiamo assunto l’impegno di sostenere Draghi lealmente fino al 2023 – ha spiegato ieri – Però non è possibile che un governo vada avanti se ogni giorno una delle maggiori forze politiche che dovrebbero sostenerlo si dissocia fino a non votare provvedimenti essenziali”.

Ancora più tranchant è stato il Capitano: “Se una forza di maggioranza non vota un decreto di maggioranza, fine, mi sembra evidente, si va a votare”. E poi ha aggiunto: “Se i 5 Stelle fanno quello che ritengono di fare mi sembra che la strada sia segnata, lasciamo perdere altre cose strane, per favore, anche perché governare con il Pd non è un esercizio facile”.

Di uguale opinione, come detto, è stato anche il segretario dei democratici: “Quando abbiamo detto ‘Il governo deve andare avanti e noi lo sosteniamo fino alla fine delle legislatura’ non lo abbiamo detto solo noi. Ieri ho visto Salvini e Berlusconi: lo diciamo sommessamente, non è che se per ripicca M5s fa cadere il governo non si va al voto. È nelle cose, lo hanno detto Salvini e Berlusconi.

Il governo ha bisogno di una maggioranza, e lo diciamo a tutte le forze politiche”. Parole chiare, dunque. Ma che rispondono in realtà alla solita strategia politica che, specie in prossimità di elezioni politiche, assume un’importanza fondamentale. Specie per quanto riguarda Salvini e Berlusconi. Entrambi, infatti, non vivono il miglior periodo della loro gestione. Il segretario della Lega vede man mano crescere malcontento all’interno del suo partito, con una fetta sempre crescente di persone che lo sostituirebbe volentieri con Giancarlo Giorgetti.

Non è un caso che, dopo le parole di Salvini, due leghisti molto amati come i governatori Luca Zaia e Attilio Fontana hanno sottolineato l’esigenza di andare avanti. Insomma, l’incursione di Salvini sembra non avere altro fine se non quello di racimolare qualche piccola percentuale di preferenza vista soprattutto la crescente distanza tra Lega e Fratelli d’Italia.

Discorso simile per Berlusconi, specie considerando che i tre ministri forzisti – Renato Brunetta, Mara Carfagna e Mariastella Gelmini – sono ormai in rotta di collissione con il Cavaliere e non è detto che poi lo seguano. Insomma, il dubbio – specie in questa fase – è che le dichiarazioni abbiano ragioni squisitamente elettorali vista la crisi di Lega e Forza Italia. Lo scenario più plausibile, se davvero il 5S dovessero uscire dalla maggioranza, è che Draghi, su mandato di Mattarella, formi un nuovo governo. Il che, tra le altre cose, vorrebbe dire anche più poltrone per tutti.

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