Il Tar della Lombardia ha deciso di non decidere sul destino dello stadio di San Siro. Dopo quattro anni e nove mesi di carte bollate, la quinta sezione presieduta da Stefano Mielli ha infatti chiuso la partita sulla vendita dello stadio Meazza e delle aree limitrofe (280.000 mq ceduti dal Comune per soli 197 milioni di euro), senza esaminarla nel merito. La sentenza n. 4479/2026 di ieri, infatti, dichiara il ricorso dei cittadini e i cinque motivi aggiunti “inammissibili in ogni loro domanda”. Il problema, per i giudici, non sono gli atti amministrativi contestati, ma chi li contestava.
Troppi nomi dei ricorrenti che cambiano
I ricorrenti sono stati infatti bocciati per “indeterminatezza e mutevolezza“. Nel 2022 erano 67 i cittadini a ricorrere. Poi alcuni motivi aggiunti sono stati firmati solo “Gabriella Bruschi ed altri” o “Luigi Corbani ed altri”, senza l’elenco dei nomi. Per il collegio questo è “incertezza assoluta sulle persone”. Nel corso della causa alcuni ricorrenti sono usciti e altri sono entrati.
La conclusione dei giudici è che si è trattato di un “abuso del processo”. I legali dei cittadini avevano chiesto di entrare subito nel merito. La risposta del Tar: prima vanno esaminate le “questioni di rito”. Le spese sono compensate.
I cinque temi sui quali i giudici non hanno deciso
Il Tar elenca da solo i cinque temi su cui non si pronuncia. Il quadro normativo applicabile. La legittimità dell’iter che va dalla delibera di pubblico interesse del 2019 alla compravendita. La costituzionalità della Legge Stadi e la sua compatibilità con il diritto europeo. La natura dello stadio come patrimonio “indisponibile o disponibile” del Comune. Infine il vincolo culturale “che avrebbe dovuto impedire la sottoscrizione del contratto”. Tutti temi (centrali) che rimangono senza risposte.
Non c’è nulla neppure sui 197 milioni pagati da Inter e Milan, né sulla richiesta dei ricorrenti di mandare gli atti alla Corte dei conti e alla Procura.
Il vincolo sarebbe scattato 5 giorni dopo la vendita
Sul vincolo c’è però un dato che emerge dalla sentenza stessa. Il 15 aprile 2025 la Soprintendenza aveva indicato due scenari. Se lo stadio fosse stato venduto a privati prima dei settant’anni del secondo anello, era ammissibile un nuovo impianto che ne salvasse un pezzo. Se invece fosse scattata prima la tutela, l’unica strada sarebbe stata la riqualificazione del Meazza.
Come data di riferimento la Soprintendenza considerava “ragionevole” il collaudo provvisorio del 10 novembre 1955. Il rogito davanti al notaio è stato firmato il 5 novembre 2025, cinque giorni prima. In tutta fretta, proprio cinque giorni prima che scattasse il vincolo. Ma questo è anche uno dei motivi che hanno spinto la Procura di Milano ad aprire un’inchiesta per ipotizzata turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio.
Solo il ricorso sulla delibera è stato esaminato. E bocciato
In realtà un solo ricorso ha superato il filtro dell’ammissibilità. È quello del consigliere comunale Enrico Fedrighini sul percorso della delibera in Consiglio, ma è stato respinto. Il Comune ha documentato cinque sedute di Commissione sulla proposta di Giunta 1323/2025, firmata anche dalla vicesindaca, Anna Scavuzzo. È stato salvato anche il sub-emendamento “tagliola”, che fece decadere 214 emendamenti in un colpo solo. Per il Tar un sub-emendamento è illegittimo solo quando toglie alla parte restante dell’emendamento “qualsiasi significato autonomo”, e qui questa prova non c’è.
Per Palazzo Marino la sentenza vale come promozione. “Su San Siro il Tar della Lombardia ha parlato chiaro: il Consiglio comunale ha lavorato nel rispetto delle regole”, ha detto la vicesindaca Anna Scavuzzo. Un’affermazione corretta, ma solamente per la parte che il Tar ha esaminato, cioè le commissioni e gli emendamenti: sul resto i giudici non si sono pronunciati.
Scavuzzo però va oltre: “Oggi c’è anche un dato politico: su San Siro la città ha discusso, si è confrontata e alla fine ha scelto”. Con la candidata riformista alle primarie, hanno festeggiato anche Azione e Italia Viva. mancava però Forza Italia, il quarto partito che rese possibile il sì alla vendita di aree e stadi.
Intanto resta ancora aperta l’indagine della Procura di Milano sulla vendita dello stadio. E lì i giudici non possono rifiutarsi di leggere gli atti…