Vietato chiamarla “missione militare”: per Crosetto i 500 soldati italiani, jet e batterie di missili spediti in Arabia Saudita sono solo due task force

Il ministro ammette di aver sottovalutato il rischio su Ta'if, parla di un "errore" sul sito della Difesa. Le opposizioni: "Il Parlamento è stato aggirato"

Vietato chiamarla “missione militare”: per Crosetto i 500 soldati italiani, jet e batterie di missili spediti in Arabia Saudita sono solo due task force

Cinquecento militari, una task force aerea e una terrestre, caccia schierati in una base colpita dagli Houthi. Ma per il ministro Guido Crosetto quella italiana in Arabia Saudita non è assolutamente una missione militare. Ieri, davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro ha ribadito che la presenza in Arabia Saudita “non si configura come una nuova missione, ma è conseguenza del riposizionamento di due task force” dell’operazione Inherent Resolve.

Un semplice riposizionamento, ha aggiunto, “annunciato e discusso in tutte le sedi parlamentari previste”. Anche perché, se si trattasse di nuova missione, sarebbe partita all’insaputa del Parlamento…

Non si parla di Arabia Saudita ma solo di Golfo Arabico

La difesa del ministro della Difesa si poggia sulla scheda numero 4 della “Relazione sulle missioni internazionali”, consegnata al Consiglio dei ministri. Tuttavia i militari sono arrivati in Arabia Saudita nella seconda metà di marzo 2025, quando era in vigore un’altra scheda, la 4/2025, che tra le aree di intervento non nomina Riad, ma si limita a un generico “Golfo Arabico“.

Riad compare solo nella scheda 4/2026, deliberata dal Cdm il 14 maggio e votata dalle commissioni a luglio scorso. E anche lì però l’Arabia Saudita non figura tra gli Stati in cui è indicato l’impiego di personale italiano, che sono Kuwait, Emirati e Qatar.

Inoltre i servizi studi di Camera e Senato aggiungono un altro elemento: la risoluzione di maggioranza del 5 marzo, quella su cui il governo ha basato il rafforzamento, aveva modificato il mandato delle missioni “con un procedimento diverso da quello previsto dalla legge”.

La questione è giuridica: in pratica, la legge 168 del 2024 consente di spostare mezzi e uomini da una missione all’altra, purché nella stessa area geografica già esaminata dal Parlamento. Se Riad era compresa, il governo ha agito nei limiti. Se non lo era, serviva un nuovo voto delle Camere.

Per il sito del ministero sono missioni, per il ministro no

Poi c’è il sito del ministero. Lì, ha ammesso Crosetto, si parla “erroneamente” di missione in Arabia Saudita: “Lo farò correggere” ha detto ieri. Arnaldo Lomuti, capogruppo M5s in commissione Difesa alla Camera, gli ha ricordato che da luglio sul sito compaiono due missioni distinte, una dell’Aeronautica e una dell’Esercito, “con tanto di nuovi nomi e nuove toppe per le divise”.

Secondo Lomuti, il ministro ha risposto parlando di “errori di comunicazione” di cui non si era accorto e ha detto di non sapere nulla delle toppe.

Circa la responsabilità della scelta del ridislocamento, Crosetto ha spiegato che “non è una scelta politica e non lo è mai, ma è una scelta tecnica”. A decidere sono stati il capo di Stato maggiore della Difesa e il comandante del Covi: “Il ministro prende atto”. Poi ha aggiunto: “Non sto scaricando le responsabilità”.

Sicurezza dei militari italiani mai in discussione

Mentre sull’attacco del 18 settembre alla base di Ta’if, in cui è stato colpito un F-2000 italiano, Crosetto ha detto che la sicurezza dei militari “non è stata intaccata”. La protezione degli aerei è stata rafforzata, che alcuni velivoli sono rientrati in Italia e la postura resta “assolutamente difensiva”. Gli Houthi, ha sostenuto, hanno “contezza” della “terzietà” dell’Italia, “Qua invece si mette in dubbio”. In effetti qualche dubbio sulla cosiddetta “contezza” degli Houthi è più che lecito, visto che hanno sparato contro le forze militari italiane…

Per Lomuti invece Crosetto ha ammesso solo una “sottovalutazione del rischio“: gli Houthi avevano annunciato l’attacco a Ta’if quattro giorni prima. Alla domanda su dove siano finiti i Typhoon rimasti e che compiti svolgano oggi, il ministro non ha risposto. Tanto che Lomuti ha concluso l’audizione con un laconico: “Oggi è stato veramente imbarazzante”…

Il Pd all’attacco del ministro: “Ma quale ripiegamento tecnico?”

Anche il Pd ha contestato il metodo Crosetto. Vincenzo Amendola e Stefano Graziano, capigruppo in commissione Esteri e Difesa, chiedono come si possa chiamare “ripiegamento tecnico” lo spostamento di 500 militari “con mezzi aerei e missilistici”, in quella che per loro è “una vera e propria missione” operativa da marzo.

Secondo i due deputati, il ministro ha anche “fatto cancellare le pagine web”. La possibilità giuridica di spostare i reparti, aggiungono, non toglie al governo il dovere di informare le Camere quando la usa davvero.

Infine Crosetto ha assicurato che la Difesa ha “interesse totale” a dare al Parlamento “tutte le informazioni possibili e utili”. E per dimostrarlo Crosetto ha citato il 5 marzo, quando in Senato aveva annunciato lo spostamento di 239 militari dal Kuwait “in Arabia Saudita”. Tuttavia in quell’occasione si era dimenticato di aggiungere che quei militari sarebbero diventati parte di due task force, con caccia e batterie antimissile…