Dopo una battaglia durata anni, la Corte di Appello di Roma ha dato ragione ai figli del maresciallo Leopoldo Di Vico, morto nel 2015 dopo una malattia legata all’esposizione all’amianto durante il servizio. Come disposto dai giudici, il Ministero della Difesa dovrà riconoscere ai parenti i benefici previsti per le vittime del dovere con un asssegno da 100 mila euro ciascuno e anche un assegno vitalizio da 800 euro al mese.
L’amianto, il killer silenzioso
Per anni i due figli erano rimasti esclusi dai risarcimenti perché, al momento della morte del padre, non risultavano fiscalmente “a carico” del genitore. Ma, come emerge dalla sentenza, essere economicamente autonomi non cancella il legame con il padre morto per aver servito lo Stato.
Così la Corte ha richiamato un principio già affermato dalle Sezioni Unite, ossia che il diritto all’assegno vitalizio non può essere negato solo per quella condizione formale e burocratica.
Chi era Di Vico
Originario di Caserta e residente a Marcellina, Di Vico ha indossato l’uniforme dal 1978 al 2013 nell’Esercito italiano. Meccanico e manutentore di mezzi corazzati, ha lavorato per anni a contatto con componenti contenenti amianto, spesso in ambienti non bonificati, tra l’Italia e alcune missioni nei Balcani. Qui avrebbe inalato le mortali polveri invisibili che hanno scatenato la malattia, che lo ha lentamente ma inesorabilmente consumato.
Nel 2018 il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza da causa di servizio, e dopo anche il Tar aveva accertato la responsabilità dell’amministrazione per l’insorgenza della grave patologia. Successivamente il Tribunale civile aveva disposto il risarcimento per la vedova e i figli.
Esulta il legale della famiglia
Soddisfatto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia, secondo cui “quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada. Essere o non essere ‘a carico’ non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.