Broker della droga per i clan, torna in carcere Er Palletta, ex membro della Banda della Magliana. Ha ispirato il personaggio del Botola in “Romanzo Criminale”

Er Pallotta gestiva il traffico di droga al Testaccio al seguito del boss del Trullo. Trovati anche due quaderni con le regole del clan

Broker della droga per i clan, torna in carcere Er Palletta, ex membro della Banda della Magliana. Ha ispirato il personaggio del Botola in “Romanzo Criminale”

A prima vista, sembra il copione di uno spin-off della serie Romanzo Criminale. Invece è l’ordinanza cautelare emessa della Dda di Roma che ieri ha portato in carcere 13 persone, tra le quali un ex membro di spicco della Banda della Magliana. Si tratta di Raffaele Pernasetti, alias Er Palletta, 75 anni, uno degli uomini più fidati del boss Enrico De Pedis, detto Renatino, del quale fu uomo di fiducia e braccio armato.

Una lista quasi infinita di reati contestati

Gli arrestati sono accusati a vario titolo dei reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico, cessione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e munizioni da guerra, ricettazione, lesioni personali gravi, estorsione, tentata rapina e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose. Nelle perquisizioni di ieri i Carabinieri hanno sequestrato: due pistole rubate, 50 cartucce calibro 9, oltre 13 chili hashish, 6,8 chili tra cocaina e crack, 11 banconote da 20 euro false, 18.900 euro e due orologi di lusso.

Er Palletta, oltre 50 anni di onorata carriera criminale

Una storia criminale lunga quasi cinquant’anni, quella del Palletta, partita dalle rapine con la “batteria del Testaccio” e culminata nel 1977, quando agli ordini di De Pedis, arrivò a controllare le attività criminali dei quartieri capitolini di Trastevere, Testaccio, Torpignattara e Centocelle. La sua figura ha inoltre lasciato un segno nell’immaginario collettivo: Pernasetti è infatti ritenuto tra le fonti di ispirazione del personaggio del ‘Botola‘ in ‘Romanzo criminale‘.

E sarebbe proprio in virtù di quel passato che una volta uscito dal carcere (nel 2002 fu condannato a 30 anni, me ne scontò solo 16 grazie a benefici e indulto), ha potuto riprendere l’attività criminale. In virtù, soprattutto, della benevolenza del clan dei Senese e dei rapporti con il clan ‘ndranghetista dei Morando di Platì. In particolare, è stato grazie ai Senese, che il leader della “Batteria dei testaccini” avrebbe ottenuto il permesso di operare nei quartieri romani di Trastevere e Testaccio, con propaggini anche alla Magliana e al Trullo, dove negli anni 80′ e 90′ aveva imperato.

Er Palletta broker della droga per i clan

Secondo le indagini, infatti, Er Palletta procurava per l’organizzazione criminale la droga, in particolare hashish e cocaina. Tenendo sotto osservazione Pernasetti e i suoi legami con gruppo di narcotrafficanti di San Basilio con a capo Rosario Morando, esponente della famiglia di ‘ndrangheta di Platì, gli investigatori sono arrivati al ristorante di famiglia di Pernasetti, al Testaccio, divenuto luogo d’incontro dei vertici di un’organizzazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti attiva nel quartiere Trullo.

Al vertice, però, secondo la procura, c’era Manuel Severa, “che gestiva la compravendita della droga, mentre Pernasetti aveva il ruolo di intermediario per l’acquisto e il rifornimento, svolgendo la funzione di broker e sfruttando la sua vasta rete di conoscenza nel settore del narcotraffico, in cui godeva della fiducia e rispetto, conquistati nel corso degli anni”.

La spedizione punitiva

Pernasetti, che avrebbe fornito all’organizzazione oltre 10 chili di hashish, è indiziato anche di aver percosso e minacciato con una pistola alla testa un meccanico al fine di farsi consegnare 8mila euro, pagamento di una partita di droga non saldata. E, poiché le minacce non erano state sufficienti, per gli investigatori, Er Palletta avrebbe ordinato a tre scagnozzi una spedizione punitiva contro il debitore, gambizzato con tre colpi di pistola il 25 marzo 2024 alla Magliana.

Il codice, punizioni e premi

Durante le perquisizioni, gli inquirenti hanno trovato anche due quaderni, nei quali erano elencate le regole che gli affiliati dovevano rispettare. Negli appunti, contrassegnati con le sigle “L1” ed “L2”, il gip scrive che sono “sono riportate a penna numerose disposizioni impartite da Severa per la gestione dell’associazione“.

Se un affiliato lasciava il cellulare sempre accesso rischiava una “multa” di 100 euro, mentre a chi non rispettava gli orari degli appuntamenti veniva comminata una sanzione di 125 euro. Multe di 250 euro per chi non cambiava telefono ogni mese e di 150 euro per chi non rispettava gli impegni. Erano previsti anche premi in denaro per coloro i quali si comportavano bene.

Inoltre, nello stesso manoscritto era riportato un elenco puntato relativo alle armi e alla logistica, verosimilmente destinato alla programmazione di un’azione di fuoco (ad esempio: “un’uzzi e una pistola silenziata per poter scegliere in base alla situazione se possibile; una 9×21 doppia azione come quella già stata data dal nostro amico; 20.000 e identità bersaglio”).

Tanto che per il Gip, i precedenti penali di alcuni affiliati e “la oggettiva gravità dei fatti, desunti dalla particolarità dell’organizzazione, munita di un codice ‘deontologico’ con puntuali sanzioni” provano la “permanente attualità della pericolosità sociale degli indagati, da cui emerge una innegabile propensione a proseguire nella consumazione delle gravi fattispecie delittuose”.