Dal Patto di stabilità allo scostamento: sul Dfp le destre ancora divise su tutto

Sul Dfp la maggioranza si spacca su Patto di stabilità, Mes e scostamento di bilancio. Dal campo progressista una risoluzione unitaria.

Dal Patto di stabilità allo scostamento: sul Dfp le destre ancora divise su tutto

La maggioranza prende tempo, le opposizioni la incalzano. Il copione non cambia sul Documento di finanza pubblica e sulle risoluzioni che oggi verranno votate dalla Camera. Sul Dfp le posizioni restano distanti all’interno della maggioranza, costretta a limare il suo testo fino all’ultimo, mentre le forze del campo progressista trovano la convergenza su diversi punti, chiedendo al governo di ridurre il costo dell’energia, di introdurre il salario minimo, di ricorrere allo scostamento di bilancio solamente per misure a favore della sanità o contro il lavoro povero e non per le spese militari e di assumere iniziative in Ue per investimenti comuni e per rivedere il Patto di stabilità. Proprio lo scostamento di bilancio e la revisione del Patto di stabilità sono i due punti più critici per la maggioranza.

Dfp, la maggioranza in tilt

La strada l’ha delineata martedì, durante l’audizione in commissione, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: il governo è intenzionato a chiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dal Patto di stabilità, anche quella nazionale prevista dall’articolo 26. La maggioranza ha lavorato per tutta la giornata di ieri per limare gli ultimi punti rimasti in sospeso. A dividere è il tema dello scostamento di bilancio, che la Lega avrebbe voluto inserire nel testo ma che alla fine dovrebbe essere accantonato. Stesso discorso per il Mes: alla fine non dovrebbe esserci alcun riferimento.

Al contrario, come detto, il testo dovrebbe chiedere l’impegno al governo di chiedere in Ue l’attivazione dell’articolo 26 del regolamento sulla governance economica che prevede il ricorso alla clausola di salvaguardia nazionale da attivare in caso di “circostanze eccezionali”. Vorrebbe dire, in sostanza, la possibilità di derogare al Patto di stabilità di fronte alla crisi energetica. Tema su cui Forza Italia continua a opporsi. La maggioranza dovrebbe poi chiedere all’Ue misure efficaci per i settori più a rischio, come quello degli autotrasportatori. Oltre a deroghe per due settori strategici in questo momento, come quelli di difesa ed energia.

La risoluzione unitaria del campo progressista sul Dfp

Le opposizioni, intanto, si sono unite con una risoluzione di Pd, M5s, Avs, Italia Viva e +Europa. Nel testo si condanna il governo per aver dato la colpa del fallimento sul deficit al Superbonus e all’Istat e si accusa l’esecutivo di non avere alcuna strategia con questo Dfp. La risoluzione chiede al governo di puntare in Ue su un piano per gli investimenti comuni sulla scia del Pnrr, ma anche sulla promozione a Bruxelles di una revisione del Patto di stabilità che elimini l’attuale austerità.

Ancora, le opposizioni chiedono che un eventuale scostamento di bilancio venga fatto solo per contrastare la povertà, sostenere famiglie e imprese e aumentare la spesa in sanità e non quella militare. Ancora, la risoluzione chiede al governo di ridurre i costi dell’energia, di tassare gli extraprofitti, di introdurre il salario minimo e anche di cancellare l’Autonomia differenziata.

L’intervento sulle accise atteso in Cdm

Intanto oggi in Consiglio dei ministri dovrebbero approdare il nuovo taglio delle accise e il Piano casa. L’intenzione del governo sui carburanti è stata anticipata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: una durata minore degli sconti (si ipotizza per 15 giorni) ma con una rimodulazione che porti a un taglio maggiore per il gasolio e minore per la benzina, tentando così di riallineare parzialmente i prezzi. Attualmente lo sconto, tra accise e minor Iva, è di 24,4 centesimi al litro per entrambi ma è probabile che diventi più alto per il diesel e più basso per la benzina.

Intanto, il giorno dopo l’approvazione del decreto Primo maggio, arrivano nuovi dati sulle retribuzioni orarie medie in Italia: nel periodo gennaio-marzo sono cresciute del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. A marzo l’aumento è stato solo dello 0,1% rispetto al mese precedente, praticamente nulla. E il rialzo, come sottolinea l’Unione Nazionale Consumatori, è “solo un miraggio”, trattandosi di “un dato falsato dal ritardo dei rinnovi contrattuali”.

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