Lo scontro tra Italia e Spagna è stato solo l’antipasto, che ha aperto la resa dei conti in Ue sui migranti. Il problema è tutto italiano, perché dopo la sfida con Madrid a colpi di sospensione di Schengen, ora arriva anche quella con Berlino. Per la Germania, infatti, il nuovo Patto per la migrazione e l’asilo “va attuato” subito, facendo partire i rientri dei dublinanti. Il che vuol dire che l’Italia deve riprendersi i migranti sbarcati nel nostro Paese.
Dopo la crisi di Ceuta il dossier immigrazione diventa centrale per i governi dell’Ue. Il nuovo patto è entrato in vigore il 12 giugno e prevede una linea dura sui movimenti secondari, un punto su cui l’Italia da tempo è contrapposta ai Paesi di secondo approdo, a partire proprio da Germania e Francia.
Migranti, dopo lo scontro con la Spagna arriva quello con la Germania
La miccia la riaccende proprio la Germania, che si aspetta che dal 12 giugno “vengano nuovamente effettuati i trasferimenti verso l’Italia e la Grecia”, come confermato da un portavoce del ministero dell’Interno tedesco dopo l’anticipazione di Repubblica. Una mossa che non sorprende, dopo lo scontro cercato dall’Italia sul tema dei migranti con la Spagna dopo la crisi di Ceuta.
Se la linea di dura finora è stata quella di Roma, Berlino si sarà chiesta perché non fare lo stesso. Tanto più che a settembre si vota in Sassonia-Anhalt, dove l’Afd è in vantaggio. L’Italia rigetta di fatto la posizione tedesca, ritenendo azzerati i dublinanti arrivati prima del 12 giugno, quando il nuovo Patto è entrato in vigore. Fonti del Viminale sottolineano che a prevederlo è un accordo sottoscritto con alcuni Paesi.
Ancora, il Viminale ritiene che sia “prematuro” pensare che ci siano persone arrivate in Italia e che siano già in altri Paesi, essendo passato ancora “poco tempo”. Inoltre, per gli immigrati irregolari arrivati dopo il 12 giugno l’Italia chiede una compensazione che consideri i migranti sbarcati attraverso le Ong che battono bandiera di Paesi europei, anche e soprattutto tedesca.
Ma l’Ue si è già schierata contro l’Italia sui dublinanti
L’Italia difficilmente può contare, in questo scontro, sul sostegno dell’Ue, perché il 15 luglio la Commissione sosteneva che il governo non aveva fatto nulla per attuare le norme sul rientro dei dublinanti. In quel periodo sono stati chiesti 12 trasferimenti all’Italia che li ha però respinti, spiegava la Commissione meno di un mese fa. Aggiungendo che uno Stato membro “non può rifiutare un trasferimento e deve proporre una data alternativa” se lo fa.
La Commissione, invece, dava valutazione positiva sull’operato di Spagna e Grecia. Mentre la Germania ricorda che gli accordi bilaterali, sottoscritti anche dall’Italia e proprio dal governo Meloni, prevedono la reintroduzione delle norme di Dublino dal giugno 2026.