Ex Ilva, il governo prende tempo ma resta senza strategia

Il governo prende ancora tempo sull'ex Ilva grazie al rinvio dei licenziamenti: si attende, ora, l'udienza in Cassazione.

Ex Ilva, il governo prende tempo ma resta senza strategia

Tutto rinviato di oltre un mese. Il governo prende tempo sull’ex Ilva, rimanda ogni decisione grazie al congelamento dei licenziamenti dell’indotto ma mostra comunque la completa assenza di una strategia per il rilancio dello stabilimento di Taranto. Ieri il governo ha chiesto ai sindacati di aggiornare il tavolo a Palazzo Chigi a fine ottobre. Una richiesta che deriva da una notizia arrivata proprio mentre l’incontro era in corso: la Corte di Cassazione, infatti, ha fissato al 20 ottobre l’udienza in cui discuterà il ricorso contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha sancito la chiusura dell’area a caldo.

Palazzo Chigi intende attendere l’udienza prima di andare avanti. Di conseguenza, slitta anche il decreto con le misure a tutela dei lavoratori, che verrà discusso “quando il quadro generale sarà più chiaro”. Niente di fatto ieri, come inizialmente previsto, grazie allo stop dei licenziamenti. Ma il problema resta un altro: non si esce dalla logica dell’emergenza. Anzi, la si insegue. Si aspetta il 20 ottobre e poi chissà. Si rimanda ogni decisione a quando si avrà ancora meno tempo per intervenire.

Ex Ilva, il tavolo a Palazzo Chigi e il rinvio a fine ottobre

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha illustrato una strategia molto fumosa ai sindacati: ha parlato di futuro green dell’acciaio (basato su forni elettrici alimentati a Dri), della prosecuzione della gara per vendere gli impianti e della tutela dei lavoratori. Come, però, non è dato saperlo. Tanto più che si decide di aspettare ancora. In particolare, si attende l’udienza della Cassazione per discutere il ricorso di Ilva, Acciaierie d’Italia e Adi Holding in amministrazione straordinaria contro il decreto che ha ordinato la chiusura dell’area caldo entro 90 giorni da fine luglio, sostenendo che sia prioritaria la tutela della salute.

Mantovano aveva annunciato un decreto, che sarebbe dovuto approdare ieri in Consiglio dei ministri e doveva introdurre un nuovo modello di cassa integrazione, diverso dalla Cig per cessazione dell’attività: l’obiettivo era quello di un “ammortizzatore unico emergenziale”. Doveva essere un provvedimento-ponte, riguardante anche i lavoratori dell’indotto. Quelli per i quali, però, è arrivata oggi un’importante novità, perché sono stati momentamente sospesi i 2.500 licenziamenti. Aepi e Aigi hanno comunicato che fermeranno i provvedimenti annunciati fino alla sentenza della Cassazione.

Michele De Palma, segretario generale della Fiom, spiega che il “governo ha assicurato che ci sarà un decreto per gli ammortizzatori sociali per i lavoratori degli appalti”: un “passo importante nell’emergenza, ma non è la soluzione dei problemi”. Il punto, infatti, è quello di aprire un vero confronto sul piano industriale e sulla decarbonizzazione dell’impianto. Per il segretario generale della Uilm, Davide Sperti, ieri c’è stata almeno la “volontà di intervenire verso le imprese dell’indotto”.

La fissazione dell’udienza in Cassazione viene accolta con favore da Federmanager: per il suo presidente, Valter Quercioli, è “un passato importante” perché permette di avere un giudizio definitivo “nei tempi utili per individuare e sostenere il progetto industriale che meglio sappia conciliare la tutela della salute, dell’ambiente e dell’occupazione”. Per Quercioli il tempo a disposizione fino al 20 ottobre “deve servire a evitare dispersione di lavoro, competenze e capacità produttiva. La siderurgia resta strategica per il Paese: adesso bisogna trasformare l’indirizzo politico in capacità di esecuzione”.