Sono tempi difficili per Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano, già alle prese con sondaggi impietosi che lo danno in forte difficoltà in vista delle prossime elezioni, previste per il 27 ottobre, ora è costretto a barcamenarsi come può davanti alla pioggia di indiscrezioni provenienti dalle testate americane e riprese dai media locali. Articoli che ormai escono a cadenza quasi quotidiana e nei quali si racconta che il leader israeliano sarebbe stato perfettamente a conoscenza del fatto che Hamas stava preparando azioni eclatanti.
Dopo l’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, che ha rivelato come, a fine settembre 2023, l’emiro di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed, avvisò il premier israeliano che Yahya Sinwar, l’allora leader di Hamas, stava preparando un attacco contro Israele, nel giro di due giorni sono state pubblicate ricostruzioni analoghe da parte di The Atlantic e The Wall Street Journal, secondo le quali anche gli 007 egiziani avrebbero avvisato Bibi.
Gli avvisi ignorati da Tel Aviv
L’articolo più recente è quello del Wall Street Journal, che ieri ha pubblicato un lungo approfondimento sostenendo che la minaccia terroristica sarebbe stata segnalata più volte dal capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel. In particolare, il militare avrebbe telefonato personalmente al primo ministro israeliano pochi giorni prima dell’offensiva del gruppo palestinese, poi effettivamente scattata il 7 ottobre 2023, per trasmettere un terzo avvertimento e segnalare quelli che avrebbe definito i preparativi per “un attacco imminente da Gaza” verso il territorio israeliano.
Ma non è tutto. Sempre il Wall Street Journal, citando una fonte anonima, sostiene che l’Egitto, di fronte alla mancata presa di coscienza del governo israeliano, avrebbe continuato a lanciare avvertimenti fino a quasi 48 ore prima dell’attacco. Insomma, la tesi è che Netanyahu sapesse che qualcosa di grosso bolliva in pentola, ma non avrebbe adottato i necessari provvedimenti per cercare di fermare i terroristi. Di fronte a questa ricostruzione, il Times of Israel ha ripercorso l’intera vicenda, sostenendo che gli egiziani avrebbero avvertito Israele già nel giugno 2023, parlando della situazione particolarmente tesa a Gaza e consigliando allo Stato ebraico di riprendere i negoziati con il gruppo palestinese per un accordo sullo scambio di ostaggi.
Netanyahu sempre più in tilt
Di fronte ai silenzi di Tel Aviv, nel settembre 2023 Kamel si sarebbe recato in Israele, avvertendo che “la situazione a Gaza era critica e rischiava di esplodere in faccia a tutti”. Tuttavia, secondo questa ricostruzione, i funzionari israeliani avrebbero minimizzato gli avvertimenti, assicurando a Kamel che la situazione era sotto controllo. Rassicurazioni che evidentemente non avrebbero convinto il funzionario egiziano, il quale avrebbe così deciso di avvertire direttamente l’ufficio politico di Netanyahu, nella speranza di riuscire a smuovere personalmente il leader israeliano. Insomma, i media statunitensi e israeliani sembrano convergere sulla possibilità che qualcosa nel sistema di allerta di Israele non abbia funzionato a dovere.
Quel che è certo è che Netanyahu, almeno fino a oggi, ha sempre negato di aver parlato con funzionari emiratini ed egiziani nei mesi antecedenti all’attacco. E, curiosamente, proprio oggi, nel giorno in cui si parla degli 007 del Cairo, emerge la notizia che Bibi, nel fine settimana, secondo i media israeliani, si sarebbe recato segretamente negli Emirati Arabi Uniti per chiedere a Mohammed bin Zayed di smentire le notizie pubblicate da Haaretz a inizio mese.
A Gaza e in Cisgiordania continuano gli attacchi e le violenze
Intanto, a Gaza, malgrado il silenzio dei media occidentali, si continua a combattere e morire. Nelle ultime 24 ore, quattro persone sono state uccise e 24 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani nella Striscia, portando il bilancio delle vittime, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco siglato lo scorso ottobre, a 1.421 morti e 4.983 feriti. Tensioni che, purtroppo, continuano a crescere anche in Cisgiordania, dove i coloni israeliani, anche ieri, hanno incendiato automobili e lasciato scritte di vendetta sui muri in diversi villaggi.
Episodi che fanno schizzare il numero degli attacchi documentati dall’agenzia dell’Onu Ocha nel periodo compreso tra gennaio e agosto 2026 a oltre 1.600 episodi violenti da parte dei coloni, con conseguenti vittime o danni materiali per i palestinesi, in 275 comunità.