Copilota accoltella il comandante e tenta di dirottare jet diretto a Tel Aviv. Bloccato dai passeggeri. Israele: “Volevano un nuovo 11 settembre”, ma le prove ancora non ci sono

Panico sul volo Dubai-Tel Aviv dopo che il copilota omanita ha ferito il comandante. Katz parla di attacco jihadista, ma i funzionari ammettono: nessuna conferma

Copilota accoltella il comandante e tenta di dirottare jet diretto a Tel Aviv. Bloccato dai passeggeri. Israele: “Volevano un nuovo 11 settembre”, ma le prove ancora non ci sono

Una coltellata in cabina di pilotaggio, l’aereo che punta verso il basso, i passeggeri che sfondano la porta del cockpit e bloccano il possibile attentatore. È il racconto che arriva dal volo FlyDubai FZ 1073, partito ieri mattina da Dubai e diretto a Tel Aviv con a bordo 174 passeggeri israeliani, tra cui 27 bambini. Un volo che a Tel Aviv non è mai arrivato: è atterrato in emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita, dopo che il copilota, un cittadino dell’Oman, avrebbe accoltellato il comandante. Per il governo di Benjamin Netanyahu non ci sono dubbi: era un attentato. Ma le certezze ancora mancano.

Ancora nessuna conferma che si tratti di terrorismo

Nelle prime ore si era parlato di una lite fra i due piloti. Poi la versione è cambiata. Israele ha convocato il gabinetto di crisi, ha fatto decollare due caccia per scortare il velivolo che aveva lanciato il codice del possibile dirottamento e ha cominciato a parlare di terrorismo. “Un pilota ha accoltellato l’altro e ha tentato di replicare l’11 settembre“, ha detto un alto funzionario all’emittente N12. Salvo aggiungere che “non c’è ancora la conferma certa che si trattasse di un terrorista”, anche se “le prime valutazioni indicano che l’obiettivo era far schiantare l’aereo al suolo e non dirottarlo”.

Ma Katz è sicuro: “Attacco jihadista”

Per il ministro della Difesa, il falco Israel Katz, invece non ci sono dubbi: “È stato un tentativo di attacco jihadista, sventato solo grazie all’eroismo di alcuni passeggeri israeliani che hanno fatto irruzione nella cabina di pilotaggio, hanno sopraffatto il terrorista e, con le proprie mani, hanno restituito il controllo dell’aereo a un altro membro dell’equipaggio”. L’intento, secondo Katz, “era uno solo: far schiantare l’aereo con tutti i passeggeri“. Netanyahu ha reso “omaggio agli eroi a bordo” e ha ordinato agli apparati di sicurezza di “prepararsi ad affrontare eventuali ulteriori minacce”.

Ma sono ancora molti lati oscuri della vicenda. A partire da chi abbia davvero riportato a terra l’aereo. Secondo i media israeliani, ai comandi si sarebbero messi due piloti che viaggiavano in borghese, in trasferimento, aiutati da un agente della sicurezza israeliana presente in incognito.

Poi ci sono le testimonianze, tutte indirette o concitate. La sorella di una passeggera ha raccontato a Kan che un membro dell’equipaggio “ha gridato ‘Allahu Akbar’ e ha corso verso il pilota”. La madre di una ragazza a bordo parla di “panico e grida di aiuto dopo che un uomo armato di coltello ha cercato di prendere il controllo dell’aereo”. Un uomo con la testa insanguinata ha postato un video durante la discesa: “Abbiamo neutralizzato i terroristi. Stiamo per atterrare. Tutti a bordo stanno bene tranne il pilota. Abbiamo bisogno di aiuto”. Terroristi al plurale, un dettaglio che nessuna fonte ufficiale ha confermato.

Comandante indiano, copilota omanita

Il comandante ferito sarebbe Sumit Mazchazar, indiano, 15 anni di esperienza, in FlyDubai dal 2022 dopo 11 anni con la low cost SpiceJet. Del copilota si sa meno: omanita, forse con doppia cittadinanza, in servizio da meno di un anno. Ed è qui che si apre il secondo fronte.

Gli accordi tra Emirati e Israele, nati con i Patti di Abramo del 2020, prevedono che sulla tratta volino solo piloti di Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Tel Aviv, e l’Oman non è tra questi. L’ipotesi è che abbia usato un secondo passaporto per farsi assegnare il volo. La ministra dei Trasporti Miri Regev ha chiesto di sospendere tutti i voli FlyDubai verso Israele e di verificare se gli Emirati abbiano violato l’intesa.

Resta il capitolo più delicato. Secondo Yedioth Ahronoth, in Israele “si sta consolidando la convinzione” che si sia trattato di un attacco, ma “resta ancora da chiarire” se il copilota agisse per conto proprio o avesse ricevuto indicazioni dall’Iran. Un altro sospetto, per ora, senza prove.

Nella serata di ieri un secondo aereo FlyDubai, partito da Tabuk, ha riportato i passeggeri all’aeroporto Ben Gurion. Sul movente, sull’identità del copilota e su eventuali complici, l’indagine è appena cominciata. E resta da capire anche come un membro dell’equipaggio sia potuto entrare in cabina armato di coltello.