Musk si riavvicina a Trump e riprende la collaborazione con la Casa Bianca: il magnate chiamato dal Pentagono per studiare la guerra del futuro

Musk si riavvicina a Trump e riprende la collaborazione con la Casa Bianca: il magnate chiamato dal Pentagono per studiare la guerra del futuro

Musk si riavvicina a Trump e riprende la collaborazione con la Casa Bianca: il magnate chiamato dal Pentagono per studiare la guerra del futuro

“Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”, cantava Antonello Venditti. Una frase che sembra calzare a pennello per descrivere il rapporto tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il magnate Elon Musk. Il patron di X (l’ex Twitter), Tesla e SpaceX, nonché uomo più ricco del pianeta, dopo la rielezione del tycoon alla Casa Bianca aveva assunto l’incarico di dirigere il Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge). Poi, tra presunte tensioni e la scadenza del suo mandato, era arrivato l’addio alla politica, non senza frizioni e un lungo botta e risposta con il presidente americano.

Uno scontro che sembrava destinato a chiudere definitivamente le porte a future collaborazioni con la Casa Bianca che, però, sembra essere stato superato in queste ore. Musk, insieme al fondatore di Anduril Industries, Palmer Luckey, e all’ex presidente della Camera dei rappresentanti, Newt Gingrich, è stato chiamato a guidare un nuovo studio del Pentagono sul futuro della guerra, denominato Project Meridian.

La nuova collaborazione tra Trump e Musk

A rivelarlo è stato il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, durante un intervento alla base dei Marines di Quantico, in Virginia. Come riporta Axios, il fedelissimo di Trump, sorprendendo tutti, ha dichiarato: “Stiamo facendo leva su una fonte unica del vantaggio americano, una che i nostri avversari non hanno: i nostri innovatori, i nostri leader più esperti e i nostri tecnologi”, spiegando che il progetto dovrà individuare “i domini che dobbiamo conquistare e le capacità che dobbiamo padroneggiare”.

Il progetto Meridian, secondo quanto si apprende, non avrà l’obiettivo di produrre nuovi documenti di politica militare, ma di studiare le tecnologie, le armi e i sistemi che potrebbero essere necessari nei conflitti futuri. Il gruppo appena istituito avrà 120 giorni di tempo per completare questo lavoro e presentare sia conclusioni pubbliche sia un rapporto classificato.

“Studieremo non soltanto le guerre che vengono combattute oggi, ma penseremo seriamente anche alle guerre che non possiamo permetterci di combattere nel 2030, nel 2050 e nel 2100, e a ciò che l’America deve costruire adesso per prevenirle”, ha dichiarato Luckey ad Axios.

I rapporti tesi tra Trump e Musk

Insomma, sembrano lontani i tempi delle liti tra Trump e Musk. Uno scontro frontale, consumato a colpi di post sui social network, che nel giugno del 2025 aveva portato alla clamorosa rottura, a causa, secondo i media americani, dei dissidi tra il patron di Tesla e il presidente americano sulla legge di bilancio voluta da Trump.

All’epoca, infatti, il magnate aveva sostenuto che la norma “manderà in bancarotta l’America”, per poi lanciarsi in una raffica di post al vetriolo su X contro il tycoon, arrivando a dirsi favorevole all’impeachment perché, come scrisse sulla piattaforma, “Donald Trump è nei file Epstein. Questo è il vero motivo per cui (tali atti, ndr) non sono stati resi pubblici”.

Critiche pesanti alle quali Trump reagì duramente, dicendosi “molto deluso” da Musk e arrivando a minacciare pesanti ripercussioni sui contratti tra il governo degli Stati Uniti e le aziende controllate dal magnate.

Proprio al culmine della lite sui social, il presidente americano arrivò perfino a dichiarare di non sapere “se avremo ancora un grande rapporto”. Trump aggiunse che Musk era arrabbiato perché era stato eliminato il mandato sui veicoli elettrici e ricordò che l’imprenditore “conosceva la legge di bilancio meglio di quasi chiunque altro, e non ha mai avuto problemi fino a quando non ha lasciato” l’amministrazione.

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