La ministra Marina Calderone ha la faccia tosta di rivendicare, in un’intervista al Tempo, i numeri dell’occupazione, indicando nell’abolizione del Reddito di cittadinanza i “successi” del governo Meloni. Per la ministra, il milione e trecentomila posti creati in quattro anni, l’aumento dell’occupazione femminile e dei contratti stabili sono il risultato di una strategia precisa: archiviare il sussidio e spingere chi può lavorare verso il mercato. Una lettura che il M5S contesta senza mezzi termini.
I 5S contro Calderone: “Fake news sul Reddito di cittadinanza”
Per i parlamentari 5S delle commissioni Lavoro di Camera e Senato, Calderone costruisce un nesso che i dati non dimostrano. L’occupazione, ricordano, aveva infatti ripreso a crescere già nel 2021, quando il Reddito di cittadinanza era ancora in vigore e Fratelli d’Italia era all’opposizione. L’abolizione è arrivata soltanto con il decreto Lavoro del 2023. Il governo, insomma, rivendica come merito proprio un andamento avviato prima. E lo fa presentando il Reddito come un disincentivo al lavoro, quasi fosse sufficiente cancellarlo per trasformare persone fragili e lontane dall’occupazione in lavoratori immediatamente assumibili.
I conti di Calderone non tornano
È qui che la risposta del Movimento si fa più netta. Secondo i dati Inps e Anpal, il 70,8% dei percettori considerati occupabili aveva al massimo la licenza media. Persone con difficoltà oggettive di inserimento, che avrebbero avuto bisogno di formazione, orientamento e servizi per l’impiego funzionanti. Proprio quei servizi che, secondo i Cinque Stelle, continuano a essere carenti anche perché il piano di potenziamento dei Centri per l’impiego avviato nel 2019 non è stato completato dalle Regioni.
I dati successivi alla cancellazione della misura, sostiene il M5S, non certificano affatto il miracolo annunciato dalla ministra. Tra il secondo trimestre del 2023 e lo stesso periodo del 2026, per chi ha la licenza media il tasso di occupazione è salito dell’1,2%, mentre quello di inattività è cresciuto dello 0,1%. Numeri troppo modesti per sostenere che la fine del Reddito abbia liberato un esercito di lavoratori.
L’obiezione politica
C’è poi un’altra obiezione, politica prima ancora che statistica. Se un sostegno medio da 600 euro al mese viene descritto come un concorrente del lavoro, allora il problema è anche nei salari offerti. Per il M5S, è questa la contraddizione che Calderone evita: non si può chiedere a chi è in difficoltà di accettare qualunque impiego se la retribuzione non basta a vivere. Il governo mostra il record dell’occupazione, il M5S risponde con il record dei poveri assoluti: 5,7 milioni di persone. Da una parte la propaganda sui numeri, dall’altra famiglie che restano senza tutela e lavoratori per i quali un contratto non sempre significa uscire dalla povertà. Proprio ieri Confcommercio ha comunicato che a settembre il Misery index si è attestato a 12,2, in aumento di quattro decimi di punto rispetto ad agosto toccando il valore più alto da febbraio 2024.