Da mercoledì un rifugio antimissile è un’antichità. Lo ha deciso il ministro israeliano del Patrimonio Amichai Eliyahu(Otzma Yehudit), che ha usato la legge sulle antichità del 1978, scritta per i reperti anteriori al 1700, per dichiarare antichità i rifugi della Route 232 dove il 7 ottobre 2023 secondo Ynet furono uccise 90 persone, e adesso demolire o ridipingere i rifugi senza permesso è vietato perché restino, scrive Ynet, una “testimonianza vivente”.
Mercoledì l’Associated Press ha pubblicato le immagini satellitari di Planet Labs: Rafah, che aveva un quarto di milione di abitanti, è stata cancellata e a tratti l’esercito ne ha spianato perfino le macerie. Di Shujaiya, a Gaza City, restano isolati di case rase al suolo. Aveva ottocento anni. E le demolizioni continuano senza sosta anche dopo il cessate il fuoco di un anno fa, e lo stesso giorno in Cisgiordania i soldati israeliani abbattevano a Nablus cinque monumenti ai “martiri” e a Yaabad un memoriale, secondo l’agenzia France-Presse.
Il 7 settembre la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese aveva scritto che le macerie di Gaza sono “una scena del crimine, un cimitero” che contiene resti umani e prove per le indagini sui presunti crimini internazionali, genocidio compreso, e che chi distrugge quelle prove rischia responsabilità penali internazionali. Una dirigente della Global Sumud Flotilla ha raccontato a Türkiye Today di alberi spezzati e caffè nei motori delle barche in riparazione ad Antalya. Il ministro che vincola i rifugi è lo stesso che il 5 novembre 2023 a Radio Kol Berama indicava la bomba atomica su Gaza come “una delle possibilità”, e che il primo ministro Benjamin Netanyahu (Likud) sospese dalle riunioni di governo “fino a nuovo avviso”. Oggi siede al governo e decide lui quale testimonianza resta in piedi.