Ecomafie: 11,5 miliardi di fatturato, in crescita di 2,2. Il conto di Legambiente nel Rapporto 2026

Decreto Terra dei fuochi ammorbidito in otto settimane, direttiva Ue senza quattro delitti e l’abuso d’ufficio non sarà ripristinato

Ecomafie: 11,5 miliardi di fatturato, in crescita di 2,2. Il conto di Legambiente nel Rapporto 2026

In un anno 11,5 miliardi di euro, 2,2 miliardi in più del 2024: è il fatturato che Legambiente attribuisce alle ecomafie nel rapporto Ecomafia 2026, ed è il numero da leggere prima della buona notizia che lo accompagna. I reati ambientali accertati nel 2025 sono scesi a 35.735, il 12% in meno, con i controlli fermi (+0,4%) e gli illeciti amministrativi saliti a 77.895. Il crollo più vistoso è il 41% in meno nel ciclo del cemento, che l’associazione lega anche alla frenata del mercato edilizio: una parte della legalità l’ha portata di fatto la crisi del mattone.

A trainare sono di nuovo i rifiuti, tornati in testa alla classifica per la prima volta dal 2018 con 10.914 illeciti, quasi trenta al giorno, mentre i roghi negli impianti di trattamento sono saliti a 76, il 24,7% in più. La traiettoria ha una scala globale. Il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) e l’Interpol stimavano già nel 2016 il valore del crimine ambientale fra 91 e 258 miliardi di dollari l’anno, che ne faceva il quarto mercato criminale del pianeta, cresciuto due o tre volte più in fretta dell’economia mondiale. Qui da noi Legambiente ha censito 393 clan coinvolti dal 1995. A giudicare dai fuochi, il rifiuto rende ancora.

Ecomafie: otto settimane di rigore

Il governo ha risposto con il decreto-legge 116 dell’8 agosto 2025, il decreto Terra dei fuochi, che trasformava in delitto la gestione dei rifiuti senza autorizzazione. Il Parlamento lo ha convertito con la legge 147 del 3 ottobre, e nel passaggio la gestione non autorizzata dei rifiuti non pericolosi è tornata contravvenzione, estinguibile in via amministrativa: lo scrive l’Agenzia regionale per la protezione ambientale del Piemonte (Arpa Piemonte) in una circolare. Restano delitti, e Legambiente lo riconosce, la discarica abusiva e la spedizione illegale. Il rigore insomma è durato otto settimane.

Stessa musica con la direttiva europea 2024/1203 sulla tutela penale dell’ambiente, che andava recepita entro il 21 maggio 2026. Il decreto legislativo 81 è arrivato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio, tre giorni prima della scadenza, eppure secondo Legambiente mancano quattro delitti previsti da Bruxelles, fra cui il saccheggio delle acque e il traffico di gas fluorurati, che resta una contravvenzione. Fuori è rimasto anche il commercio di specie protette.

La firma senza reato

Poi c’è la corruzione: fra maggio 2025 e aprile 2026 Legambiente ha contato 75 inchieste su attività con impatto ambientale, con 1.066 denunciati e 307 arresti. Proprio lì dove si firmano autorizzazioni e appalti, l’abuso d’ufficio è stato cancellato dalla legge 114 del 2024, la riforma del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Il 26 marzo il Parlamento europeo ha approvato con 581 voti la direttiva anticorruzione, che all’articolo 7 obbliga gli Stati a punire determinate violazioni gravi della legge commesse dai pubblici ufficiali, e quando il 22 aprile glielo hanno chiesto alla Camera Nordio ha escluso il ritorno del reato. Legambiente chiede esattamente l’opposto.

A Strasburgo intanto il conto è già arrivato. Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione del diritto alla vita degli abitanti della Terra dei fuochi, dove lo smaltimento illegale, spesso a opera dei clan, ha inquinato le falde, e le ha dato due anni dalla sentenza definitiva per una strategia complessiva che preveda un monitoraggio indipendente. A marzo il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha accolto con favore la strategia italiana, chiedendo che sia sostenuta da risorse adeguate.

A Roma le leggi si scrivono in fretta e si correggono ancora più in fretta. Gli 11,5 miliardi, invece, non passano mai in conversione.