La Manovra parte in salita. Dopo le audizioni di ieri sul Documento programmatico di finanza pubblica, in cui Corte dei Conti, Upb, Bankitalia e Istat hanno smontato pezzo per pezzo le ricette del governo Meloni, l’altra cattiva notizia per Giancarlo Giorgetti arriva dai margini di spesa da mettere in campo per la legge di Bilancio. Praticamente nulli.
Un problema non tanto per lui, che fa della credibilità finanziaria – tradotto: austerity – il suo cavallo di battaglia da quando è al Mef; quanto per i partiti della maggioranza che sulla prossima Manovra puntano molto in chiave elettorale. Questa sera in Consiglio dei ministri arriverà il programma di bilancio da inviare a Bruxelles ma i margini sono strettissimi e il governo deve rivedere le sue priorità. Il rischio, molto concreto, è che salti il taglio dell’Irpef.
Manovra, a rischio il taglio dell’Irpef ma il governo non rinuncia al regalo alle partite Iva
Come racconta il Sole 24 Ore, il primo sacrificio che la maggioranza potrebbe fare riguarda proprio l’Irpef. Finora gli esponenti di maggioranza hanno dato per quasi certo l’innalzamento a 60mila euro dell’aliquota al 33% che, attualmente, si ferma a 50mila euro. Ora le cose sono cambiate. Sembra infatti probabile che salti questo aiuto al ceto medio, ignorando quindi l’auspicio della Corte dei Conti di ridurre il carico fiscale.
La partita non è chiusa, perché per parte della maggioranza l’Irpef è l’obiettivo irrinunciabile. Non è un caso che Forza Italia ne faccia una sua battaglia da anni. Ora, però, le coperture non ci sono, salvo rinunciare ai bonus per i fragili che puntano a raggiungere una platea più ampia di famiglie con redditi bassi.
Se il taglio dell’Irpef dovesse saltare, sono due le ipotesi in campo. La prima riguarda anziani e fragili: è possibile introdurre un sostegno finanziario mirato per anticipare gli aiuti fiscali previsti per le spese sanitarie. Non sarebbe una misura per tutti, ma un bonus a forfait che dipenderà dal reddito dei beneficiari. Il secondo capitolo è quello dei giovani, con l’idea di puntare su nuovi aiuti per la natalità.
Ciò a cui il governo non vuole rinunciare è invece l’estensione della flat tax per le partite Iva fino a 100mila euro. Ancora una volta, si pensa prima agli autonomi e ai redditi più alti, nonostante l’Ue sia da sempre contraria a questa ipotesi. Un nuovo scontro con Bruxelles sul tema non è escluso. La conclusione è che la maggioranza rischia comunque di dover dire addio a molti sogni elettorali. Perché, per dirla con Giorgetti, si deve puntare sulla “credibilità” e per questo è necessario chiarire quali siano davvero le priorità.