Via libera del Parlamento allo scostamento di bilancio da circa 28,8 miliardi per il biennio 2027 e 2028, ovvero lo 0,6% del Pil l’anno. Sia la Camera che il Senato hanno infatti approvato a maggioranza assoluta la risoluzione presentata dal centrodestra che consente al governo di attuarlo a favore di misure per l’energia e la difesa, destinando a ciascun comparto 7,2 miliardi di euro all’anno circa, lo 0,3% di Pil per ognuno. Ma sulla Manovra il governo si incarta, ancora una volta. Il Consiglio dei ministri convocato in serata ha approvato il Dpb, documento programmatico di bilancio che va inviato a Bruxelles entro domani. Inizialmente nell’ordine del giorno era prevista anche l’illustrazione della Manovra. Che poi però nel tardo pomeriggio è stata smentita da fonti di Palazzo Chigi.
Il governo s’incarta sulla Manovra. I conti non tornano e slitta a novembre
“Per un mero errore materiale, è stato trasmesso un ordine del giorno del Consiglio dei ministri non aggiornato”, hanno spiegato, sottolineando che del resto, era stato lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti a chiarire in Aula che l’approvazione del disegno di legge di bilancio sarebbe avvenuta in un momento successivo. Lunedì Giorgetti ha spiegato che “la composizione della Manovra sarà definita alla luce del completamento della procedura europea” di approvazione della richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale. Questo dovrebbe avvenire all’Eurogruppo convocato per il 9 novembre. Quindi quest’anno non potrà essere rispettato il termine del 20 ottobre per l’invio al Parlamento del disegno di legge di bilancio.
Maggioranza in stato di confusione, taglio Irpef a rischio
In realtà lo slittamento e il pasticcio delle note di Palazzo Chigi rivelano le difficoltà delle destre a far quadrare i conti. I margini di manovra sono risicatissimi al di là dei 14 miliardi per il prossimo anno previsti con lo scostamento per energia e difesa. E la maggioranza – ogni partito è impegnato a piantare la propria bandierina – non riesce a trovare la quadra sulle misure da spendere poi nella campagna elettorale, dal momento che la prossima Manovra sarà l’ultima prima del ritorno alle urne per le Politiche. Il governo aveva ipotizzato di ridurre l’aliquota Irpef dal 43 al 33% per la fascia di reddito tra i 50mila e i 60mila euro di reddito.
La proposta è ora in standby, al centro del confronto tra le forze di governo, ma potrebbe essere accantonata. “Il taglio va fatto”, ha insistito ieri il ministro e vicepremier di Forza Italia, Antonio Tajani. Il beneficio sarebbe di circa 1.000 euro l’anno, il costo di circa 2,6 miliardi. Non sembrerebbe invece trovare spazio l’ipotesi di una detassazione anche parziale della tredicesima. Più spendibile forse in vista del voto un bonus per anziani e fragili. È allo studio una modalità per tradurre in pratica almeno parzialmente la volontà di anticipare le detrazioni Irpef per le spese sanitarie. Si ipotizza un bonus forfait che tenga conto del reddito dei beneficiari.
Dalla flat tax all’estensione della Zes
Troverà spazio nella manovra il rinnovo della tassazione al 5% per gli aumenti dei rinnovi contrattuali non superiori ai 33mila euro. La misura potrebbe essere adottata anche per gli aumenti salariali ai giovani lavoratori. Si punta all’estensione della flat tax del 15% sui redditi dei lavoratori autonomi portando il tetto da 85mila a 100mila euro. Sul tappeto c’è anche il tema della rivalutazione delle pensioni per recuperare l’impatto dell’inflazione.
La Lega ha anche proposto la possibilità di uscire a 64 anni ma con il solo metodo contributivo. Il governo punta a rendere strutturale il taglio del bollo auto. Rafforzare l’iperammortamento: è questo l’aiuto previsto per le imprese, per le quali potrebbero arrivare anche le semplificazioni con l’estensione della Zes ora limitata al Sud. Si ipotizza una proroga e forse un aumento al 65% del bonus per gli interventi di miglioramento dei consumi energetici degli immobili. Sul tavolo ci sarebbe anche una cedolare al 5% per gli affitti lunghi. Tra le richieste di maggioranza anche l’ipotesi di taglio del costo del canone Rai.