Si parla spesso della guerra di Donald Trump contro l’Iran e delle pesanti ripercussioni economiche che il conflitto sta producendo tra gli elettori americani, in vista delle elezioni di midterm. Ma quanto costa davvero questo conflitto alle famiglie statunitensi? Ebbene, a dare una risposta è Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics, secondo il quale la guerra in Iran è costata finora a ogni famiglia americana in media circa 2mila dollari.
“Si consideri che i costi complessivi della guerra hanno assorbito circa la metà dell’aumento di reddito della famiglia americana media negli ultimi otto mesi”, ha scritto Zandi su X. Per questo, aggiunge, “non c’è da stupirsi che la guerra sia così impopolare”.
Secondo le stime dell’agenzia di analisi economica, il conflitto, iniziato a fine febbraio, è costato ai consumatori americani 265 miliardi di dollari a livello nazionale. Un conto salato, che Zandi attribuisce soprattutto al rialzo dei prezzi dell’energia e dei carburanti. Dai dati emerge che un gallone di benzina costa circa 4,37 dollari, in rialzo rispetto ai 2,98 dollari registrati prima del conflitto. Il costo medio del diesel “si aggira sopra i 6 dollari e il carburante per i jet è quasi raddoppiato”.
“Complessivamente, si tratta di una cifra vicina ai 1.100 dollari a famiglia, pagati sia al distributore sia attraverso il maggior costo di tutto ciò che viene trasportato su gomma o per via aerea”, ha scritto ancora Zandi sui social network.
Trump presenta il conto agli americani: la guerra in Iran costa 2mila dollari a famiglia
E il peggio deve ancora arrivare, secondo il capo economista di Moody’s Analytics. Con l’avvicinarsi della stagione fredda, infatti, “anche il costo decisamente più elevato del combustibile per il riscaldamento domestico sta facendo lievitare le spese”. Come spiegato dallo stesso Zandi, i suoi calcoli tengono conto anche dell’aumento dei tassi sui mutui, legato al rialzo dei tassi di mercato.
Come scrive l’ANSA, riportando le dichiarazioni di Zandi, “i tassi sui mutui a tasso fisso sono saliti da una soglia inferiore al 6% prima della guerra all’attuale 7,5% circa”. “Secondo le nostre stime, l’aumento dei tassi è costato all’economia circa 540 dollari a famiglia”, ha scritto il manager di Moody’s Analytics. Zandi aggiunge che il costo delle operazioni militari ammonta a circa 360 dollari a famiglia. Sommando tutti questi costi extra si arriva all’incredibile cifra di circa 2mila dollari a famiglia, un onere che pesa anche sul consenso nei confronti del presidente Donald Trump. Quest’ultimo, infatti, secondo l’ultimo sondaggio del Financial Times, si ferma al 34% di gradimento.
Difficile dargli torto, visto che già a inizio maggio, durante un’audizione alla Commissione Stanziamenti della Camera, il direttore finanziario ad interim del Pentagono, Jules Hurst III, ha riferito ai legislatori che il costo del conflitto si stava avvicinando ai 29 miliardi di dollari. A giugno, l’American Enterprise Institute, think tank di orientamento conservatore, ha stimato il costo delle operazioni in 38,6 miliardi di dollari. Il Center for Strategic and International Studies, in un rapporto pubblicato a fine giugno, ha quantificato la spesa in circa 40 miliardi. Sempre a giugno, la Casa Bianca ha richiesto 87,6 miliardi di dollari in fondi supplementari, in parte destinati a coprire i costi di reintegro delle scorte e del dispiegamento di truppe nell’area di competenza del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM). Per l’approvazione del provvedimento al Senato potrebbero essere necessari anche i voti dei democratici.