Chi ha ucciso davvero Pasolini? La Procura di Roma avvia nuove indagini dopo 51 anni dal decesso del poeta e scrittore italiano

Omicidio Pasolini, la Procura di Roma torna a indagare dopo 51 anni. L'avvocato Maccioni racconta la nuova iniziativa e le prove scientifiche

Chi ha ucciso davvero Pasolini? La Procura di Roma avvia nuove indagini dopo 51 anni dal decesso del poeta e scrittore italiano

Chi ha assassinato Pier Paolo Pasolini? È questa la domanda a cui potrebbe tentare di rispondere la Procura di Roma, che avrebbe aperto un nuovo fascicolo d’indagine sull’omicidio del poeta, scrittore e regista, ucciso all’Idroscalo di Ostia nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975. Una nuova iniziativa giudiziaria che arriva dopo anni di battaglie legali e numerose richieste di approfondimento, nonostante la condanna definitiva di Giuseppe Pelosi, l’unica persona riconosciuta colpevole dell’omicidio. Una sentenza che lo ha indicato come unico responsabile, ma che per l’avvocato Stefano Maccioni è stata smentita dalle evidenze scientifiche successive.

A raccontare questa possibile svolta è l’avvocato Stefano Maccioni, che ha presentato nei mesi scorsi l’esposto alla base della nuova iniziativa investigativa. Il fascicolo, secondo quanto riferito dal legale e da fonti investigative, sarebbe stato affidato al pubblico ministero Silvia Santucci.

Chi ha ucciso davvero Pasolini?

Soddisfatto il legale Maccioni, che ha dichiarato di non nascondere “la mia emozione e soddisfazione per la decisione assunta dalla Procura della Repubblica di Roma di svolgere nuove indagini in merito all’omicidio di Pier Paolo Pasolini”. Il penalista, che in passato ha rappresentato Guido Mazzon, cugino della vittima, e che oggi assiste l’Ordine dei giornalisti del Lazio, il regista David Grieco e lo scrittore Giovanni Giovannetti, ha poi aggiunto: “Come evidenziato ormai da quasi 18 anni, la verità giudiziaria che attribuiva la responsabilità esclusiva a Giuseppe Pelosi è stata spazzata via nel corso di questi anni, in particolare dai risultati delle prove scientifiche da noi richieste”.

Maccioni, come ricorda Askanews, già nel marzo 2009 aveva chiesto nuovi approfondimenti investigativi sul delitto del grande autore e regista. Un’indagine successiva alla condanna definitiva venne poi avviata nel 2010, dopo una denuncia presentata da Guido Mazzon, e si concluse con un’ordinanza di archiviazione nel maggio 2015.

Gli accertamenti scientifici effettuati dai carabinieri del RIS portarono all’individuazione di ulteriori profili genetici, oltre a quello di Pelosi, su alcuni reperti e sugli indumenti di Pasolini. Si trattava di tracce che non fu possibile attribuire a persone determinate né collocare temporalmente con certezza. Non venne quindi dimostrato che appartenessero ad altri partecipanti all’aggressione.

La svolta nel caso dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini

Nell’ordinanza di archiviazione del 25 maggio 2015, il GIP riconobbe tuttavia che gli esiti delle indagini scientifiche rendevano più probabile la presenza di altre persone oltre a Pelosi al momento dell’omicidio. Il giudice ritenne comunque che gli accertamenti ragionevolmente praticabili fossero stati esauriti e che non vi fossero ulteriori elementi suscettibili di sviluppi investigativi.

La nuova istanza presentata nel novembre 2025 e successivamente integrata nel maggio 2026 si basa, secondo quanto dichiarato da Maccioni, su ulteriori elementi raccolti dalla difesa, tra cui l’analisi di immagini dei telegiornali Rai dell’epoca e una nuova valutazione complessiva dei dati disponibili.

“Confidiamo che la Procura della Repubblica di Roma riesca finalmente, attraverso il sostituto procuratore della Repubblica Silvia Santucci, a fornire quelle risposte che da troppi anni stiamo cercando e, nel contempo, invitiamo tutte quelle persone che fino ad oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare!”, ha dichiarato il legale.

La battaglia giudiziaria e le richieste di una Commissione d’inchiesta

Una lunga battaglia giudiziaria, portata avanti dal legale, che non si è mai arreso neppure dopo l’ordinanza di archiviazione del 2015. Negli anni successivi Maccioni ha continuato a chiedere nuovi approfondimenti, affiancando all’attività giudiziaria anche iniziative sul piano politico e istituzionale, con la richiesta di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta.

Tra il 2015 e il 2016, i parlamentari Paolo Bolognesi e Serena Pellegrino avevano presentato alla Camera due proposte di inchiesta parlamentare dedicate al caso Pasolini, raccogliendo le istanze di quanti chiedevano di fare piena luce sull’omicidio. L’iniziativa era sostenuta anche da una petizione popolare che aveva raccolto circa 11 mila firme attraverso la piattaforma Change.org.

La richiesta aveva inoltre ricevuto il sostegno di esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura, tra cui il compianto Dario Fo, Dacia Maraini e Massimo Ranieri, quest’ultimo interprete di Pasolini nel film La macchinazione.

Nel 2023 anche la senatrice Ilaria Cucchi si è fatta promotrice di una nuova iniziativa parlamentare per istituire una Commissione d’inchiesta sulla morte del poeta. La proposta, presentata al Senato nel dicembre di quell’anno, non ha però raggiunto il risultato sperato.

Nel frattempo, Maccioni ha proseguito la propria attività anche sul fronte mediatico: ha partecipato a Pulp Podcast per parlare del caso Pasolini e del lavoro svolto negli anni, contribuendo a riportare l’attenzione internazionale sulla vicenda. Tra gli approfondimenti dedicati al caso figurano quelli pubblicati dal Financial Times nell’agosto 2024 e dal quotidiano francese Le Monde nel 2025.

Il legale ha inoltre promosso uno spettacolo teatrale dedicato alla vicenda, andato in scena il 1° dicembre 2025 al Teatro Brancaccio di Roma.

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