Mentre la premier festeggiava a Bari, partivano da Taranto le lettere di licenziamento per oltre 2500 lavoratori dell’ex Ilva. Leonardo Donno, deputato e coordinatore del M5S Puglia, è la cronaca di una morte annunciata?
“A Bari la propaganda e a Taranto la realtà. Proprio nello stesso giorno in cui Urso bofonchia ancora di cordate e scenari. Il governo sull’ex Ilva le ha sbagliate tutte, con 4 miliardi di euro bruciati senza riuscire a garantire né una reale decarbonizzazione del sito, né una reale prospettiva alternativa allo stabilimento, ai lavoratori diretti, alle aziende dell’indotto e a Taranto”.
Nella brochure di Meloni manca il riferimento alle riforme. Rimane solo la legge elettorale che le destre si stanno cucendo addosso su misura.
“È il colossale imbroglio del governo. Raccontano una realtà che non esiste per nascondere i fallimenti. È chiara l’assenza dei riferimenti alle riforme, in quattro anni non ne hanno fatto una. La legge elettorale? È nata con l’esigenza di cucirsela addosso per provare a non perdere alle prossime elezioni. A rendere il tutto ancora più ridicolo, e grave, è che ipotizzano ulteriori modifiche in base ai sondaggi. Sono terrorizzati dal perdere e da Vannacci”.
Ritorniamo ai risultati del governo sul fronte economico. Qual è il bilancio?
“Fallimentare: Italia con crescita del Pil azzerata e nei bassifondi di tutte le classifiche Ue, Ocse e G20; crollo complessivamente del 6,2% della produzione industriale nel 2023, 2024 e 2025, tutti anni che hanno chiuso con il segno meno; record della pressione fiscale nell’ultimo decennio, con Meloni aumentata dal 41,7 al 43,1% del Pil; nuovo picco di inflazione che sta mangiando vivi gli italiani e che dimostra l’inutilità dei sei ‘decretini’ carburanti sfornati negli ultimi mesi; crollo del finanziamento della sanità pubblica in rapporto al Pil, sprofondato al 6,2% mentre la media Ocse e Ue è al 7,1%. La differenza sono 20 miliardi, esattamente la stessa cifra che il governo Meloni stanzierà fino al 2028 per maggiori spese in difesa chiedendo al Parlamento un apposito scostamento di bilancio. Un record di longevità che vale zero per un governo così”.
Ora che verrà meno la spinta del Pnrr cosa succederà? Ci spiega la vostra proposta del Fondo Sovrano per lo sviluppo dell’economia italiana?
“Sarà l’asse portante della nostra proposta di politica economica e ricalcherà la proposta di legge depositata alla Camera a inizio agosto dal presidente Conte e al Senato dal vicepresidente Turco. La premessa è che Meloni lascia il Paese con due camicie di forza, mortali per gli investimenti nel dopo Pnrr: il nuovo Patto di stabilità e i folli impegni di aumento delle spese in difesa, il ReArmEu e l’accordo Nato. Sono macigni che il prossimo governo dovrà cominciare a sgretolare. Inoltre Meloni lascerà un debito pubblico in aumento e interessi in aumento pagati sullo stesso debito. Per questo il M5S ha lanciato una proposta di Fondo Sovrano per lo sviluppo dell’economia italiana. L’obiettivo è mobilitare almeno 100 miliardi di euro valorizzando innanzitutto asset già di proprietà pubblica, coinvolgendo capitali privati e istituzionali e offrendo ai risparmiatori, su base volontaria, strumenti finanziari remunerati. Il Fondo è strutturato in maniera tale da essere capace di attrarre capitali e investire nell’economia reale senza trasformare automaticamente ogni euro mobilitato in nuovo debito pubblico. Il Fondo Sovrano è la nostra risposta per restituire all’Italia una capacità autonoma e strutturale di investimento”.
Il governo pare sempre a corto di risorse ma per le armi i soldi sembrano trovarsi sempre.
“Fra poco in Parlamento saremo chiamati a votare uno scostamento di bilancio proposto dal governo per uno 0,9% del Pil per maggiori spese in difesa. In soldoni fanno 20 miliardi. Non siamo pregiudizialmente contrari allo scostamento ma certo non per la difesa, la cui spese peraltro hanno un moltiplicatore molto basso in termini economici visto che si tratta di investimenti che premiano soprattutto fornitori esteri. Inoltre tutto questo è quanto di più lontano esista della difesa comune europea, che potrebbe essere perseguita con economie di scala, visto che già adesso i Paesi europei effettuano ingentissime spese in difesa”.