Vertice spaziale di Parigi, Trump vende ma non condivide: se compri sicurezza americana, l’interruttore resta a Washington

SpaceX e Blue Origin fuori dopo la telefonata della Casa Bianca, mentre ventinove paesi versavano 5,8 miliardi per armi americane

Vertice spaziale di Parigi, Trump vende ma non condivide: se compri sicurezza americana, l’interruttore resta a Washington

Si può pretendere che gli alleati portino la spesa militare al 5 per cento del Pil e insieme telefonare alle proprie aziende perché non si siedano allo stesso tavolo con quegli alleati. Alla Casa Bianca è bastato poco più di un anno per dimostrarlo. Il 27 agosto l’Office of Science and Technology Policy, l’ufficio scientifico della presidenza americana, ha convocato una call con le imprese spaziali che avevano in agenda il vertice di Parigi del 9 e 10 settembre, spiegando che presentarsi al Grand Palais poteva somigliare a un sostegno tacito alle posizioni europee: lo ha raccontato Politico, lo ha confermato Reuters su quattro fonti. Il 3 settembre il ministero francese dell’Istruzione superiore, della Ricerca e dello Spazio ha registrato le rinunce di SpaceX, Blue Origin, Stoke Space e Starcloud.

Il portavoce del ministero ha detto all’Agence France-Presse che il collegamento con le voci di pressione è difficile da evitare, e che Parigi vuole continuare a lavorare con i partner americani anche quando i cambi di rotta complicano il compito oltre il necessario. Tradotto: è successo quel che sembra. Il funzionario americano, sempre secondo la ricostruzione di Politico, aveva accusato la Francia di aver organizzato tutto senza Washington, aveva parlato di “pratiche anticoncorrenziali” e si era detto preoccupato per la presenza cinese al tavolo.

Vertice spaziale, il conto lo pagano gli alleati

Al vertice dell’Aia del 24 e 25 giugno 2025 i 32 paesi della Nato si sono impegnati a portare la spesa militare al 5 per cento del Pil entro il 2035, 3,5 punti di difesa in senso stretto e 1,5 di infrastrutture e resilienza. Da luglio dello stesso anno gira il Purl, il meccanismo con cui gli alleati versano denaro al Pentagono perché compri armi americane e le spedisca a Kiev, e in dodici mesi ventinove paesi ci hanno messo 5,8 miliardi di euro. Il Sipri misura il resto: il 64 per cento delle importazioni di armi dei paesi europei dell’Alleanza fra il 2020 e il 2024 arrivava dagli Stati Uniti, quota scesa al 58 per cento nel quinquennio successivo. Sei punti in tre anni di allarmi.

Su quel versante Washington non ha mai avuto esitazioni: le fatture partono, i Patriot arrivano, i contratti si firmano. La difesa dell’Europa ha smesso di essere una spesa americana ed è diventata un mercato americano, il modo educato per dire che Donald Trump ha trasformato la garanzia atlantica in un listino.

La sicurezza come scaffale

Sull’altro versante, quello in cui la sicurezza si condivide invece di vendersi, il registro cambia di colpo. Nel marzo 2025 l’amministrazione ha sospeso la condivisione di intelligence con l’Ucraina, e Maxar ha confermato che la National Geospatial-Intelligence Agency aveva disattivato gli account ucraini sul Gegd, il portale delle immagini satellitari commerciali comprate dal governo americano. Il rubinetto è rimasto chiuso finché è servito. Promemoria recepito. Chi compra sicurezza americana si porta a casa anche l’interruttore, e l’interruttore resta a Washington.

La Francia, dal canto suo, il 12 novembre 2025 a Tolosa aveva annunciato 4,2 miliardi di euro in più per lo spazio militare fra il 2026 e il 2030, portando a 10,2 miliardi l’impegno complessivo: proprio lì dove un alleato prova a costruirsi una capacità sua, l’alleato grande preferisce che i suoi fornitori restino a casa. Al Grand Palais i funzionari del Dipartimento di Stato, del Commercio, della Nasa e della stessa Ostp ci saranno lo stesso, davanti alle circa 120delegazioni convocate da Emmanuel Macron, mentre le aziende danno forfait. Washington manda i diplomatici a parlare di cooperazione e tiene i venditori lontani dal banco, perché la sicurezza è uno scaffale e lo scaffale rende finché il cliente resta cliente. L’Europa, che quel conto lo paga per intero, si presenta comunque con la lista della spesa in mano.