Caccia europeo, Francia e Germania divorziano sul progetto da 100 miliardi. Mentre la Difesa comune Ue resta il solito slogan

Francia e Germania archiviano il caccia europeo da oltre 100 miliardi. Resta un unico accordo tra le due capitali: spendere di piรน.

Caccia europeo, Francia e Germania divorziano sul progetto da 100 miliardi. Mentre la Difesa comune Ue resta il solito slogan

Alla fiera aeronautica Ila di Berlino il cancelliere Friedrich Merz ha messo la firma sull’atto di morte del programma di difesa piรน ambizioso del continente. Il caccia di sesta generazione che Germania, Francia e Spagna dovevano costruire insieme, il Fcas, in francese Scaf, non si farร . Era nato nel 2017 dall’intesa tra Emmanuel Macron e Angela Merkel, venduto come il simbolo dell’autonomia strategica europea. Otto anni dopo resta una voragine da oltre 100 miliardi di euro, la promessa militare piรน costosa mai tentata in Europa. La ricostruzione รจ di InsideOver.

Otto anni di trattative per finire cosรฌ. Dassault Aviation, il colosso francese, ha rivendicato la guida con la logica del “migliore in campo”: costruisce caccia da decenni. In estate ha chiesto l’80% del carico di lavoro, pretesa che la capofila di tedeschi e spagnoli ha respinto. Il numero uno di Dassault, Eric Trappier, aveva avvertito che senza un accordo il progetto era morto. Parigi voleva un aereo capace di portare la bomba atomica e di decollare dalle portaerei, Berlino no. Sul tavolo c’erano brevetti, proprietร  intellettuale e linee di assemblaggio, e nessuno voleva mollare la presa. La mediazione tra le due industrie รจ saltata il 18 aprile. Era giร  successo: negli anni Ottanta la Francia uscรฌ dal programma che avrebbe prodotto l’Eurofighter per costruirsi il Rafale da sola.

Due caccia invece di uno

Adesso ognuno va per conto suo. Dassault costruirร  il suo aereo da sola, con dentro anche gli oltre 4 miliardi giร  stanziati sul Rafale aggiornato. Airbus guiderร  il programma tedesco, il Combat Fighter System Nucleus, e ha giร  sondato la svedese Saab, che a Berlino giudicano un partner piรน disponibile. Resta in piedi solo il pezzo digitale, la “nuvola da combattimento”, che i due governi si spartiranno al consiglio dei ministri congiunto del 17 luglio. Dal canto suo, il carro armato comune, l’Mgcs, traballa per le stesse ragioni: Parigi ha giร  fatto capire che senza il caccia anche quello puรฒ saltare.

Sul resto, intanto, l’accordo รจ pieno. Da Bruxelles a Parigi i leader continuano a evocare l’esercito comune e l’autonomia strategica del continente. Poi, alla prova dei fatti, ogni capitale tiene per sรฉ brevetti, fabbriche e linee di montaggio. Al vertice Nato dell’Aja del giugno 2025 gli alleati hanno promesso di portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035. Nel solo 2025 gli europei l’hanno aumentata del 20% rispetto all’anno prima, oltre 574 miliardi di dollari. L’Unione europea ha messo in cantiere il piano ReArm Europe da 800 miliardi. La sola Germania supererร  i 100 miliardi di bilancio della difesa nel 2026 e punta verso i 152 miliardi nel 2029, il triplo del 2023. Di quei 100 miliardi, in otto anni, sono usciti qualche disegno e un modello a grandezza naturale. Doveva volare un dimostratore entro il 2029: non esiste nemmeno quello. I soldi, quelli, si trovano sempre. L’aereo da costruire insieme no.

Qui da noi

E l’Italia? Ha scelto l’altro consorzio, il Gcap, il Global Combat Air Programme con Regno Unito e Giappone, ognuno con il 33,3% e la guida industriale affidata alla joint venture Edgewing tra Leonardo, Bae Systems e i giapponesi. A Berlino, prima di scegliere la via solitaria, avevano persino sondato l’ingresso nel nostro consorzio. Solo che pure quel progetto vive giorni nervosi: Londra ha tempo fino al 30 giugno per sbloccare i fondi, e oltre 4mila ingegneri rischiano di essere spostati altrove se la firma non arriva. Due cordate rivali, nessun caccia in volo.

L’esercito europeo, intanto, resta uno slogan da convegno. L’unica cosa che Parigi e Berlino sanno finire insieme รจ la fattura.