Conflitti d’interesse senza cura. Per la presidenza dell’Agenzia del Farmaco arriva il solito ineleggibile

di Sergio Patti
Cronaca

Quando ci sono di mezzo le poltrone che contano in Italia le regole sono solo un dettaglio. Non ci sono limiti, vincoli o conflitti di interesse che tengano. Anzi, in certi casi sembra che si cerchino proprio le figure più azzoppabili, per tenerle evidentemente in bilico e rimandarle a casa se non più utili alla causa. L’ultimo di una lunga serie di episodi è comparso a sorpresa nella Conferenza straordinaria tra Stato e Regioni di ieri. Tra gli argomenti in discussione c’era la nomina del nuovo presidente dell’ Aifa, la potente Agenzia nazionale per il farmaco, cioè l’autorità che si occupa tra l’altro di fissare il prezzo dei medicinali. Un ruolo importantissimo perché aggiungere o togliere solo pochi euro alla confezione di un prodotto significa far guadagnare milioni alle case farmaceutiche.

Al ministro va bene – Come anticipato da La Notizia, ma anche dal Sole 24 Ore, per la presidenza dell’Aifa due Regioni hanno avanzato il nome di un autentico luminare, il prof. Giuseppe Remuzzi, cattedratico riconosciuto a livello internazionale e con molti, forse troppi impegni per occuparsi anche dell’Authority dei farmaci. Da quanto è trapelato, anche se non ci sono e mai potrebbero esserci dichiarazioni ufficiali in tal senso, Remuzzi andrebbe bene al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, già soddisfatta di aver sostituito il direttore generale dell’ Aifa uscente Luca Pani con l’ex presidente Mario Melazzini, nonostante le molte critiche al suo operato, a partire dal lauto stipendio e dagli ulteriori rimborsi per vitto e alloggio, pari solo nei primi sei mesi del 2016 a oltre 95mila euro. Quello che nessuno ha considerato, ma che La Notizia è stata in grado di verificare, è che Remuzzi non è eleggibile alla carica di presidente per almeno due regole. Quelle maledette regole che lo Stato mette e poi per primo non rispetta. In cima a questi impedimenti c’è l’età del luminare, che oggi ha 67 anni. Visto che il mandato dura cinque anni, finirebbe a 72, dunque oltre il limite previsto dalla Legge Madia sugli incarichi nella pubblica amministrazione. Un peccato veniale? Mica tanto, anche perché c’è un secondo motivo che avrebbe dovuto bloccare sul nascere la candidatura di Remuzzi.

Occhio al curriculum – Il professore, come riporta il suo stesso curriculum, ha coordinato tutte le attività di ricerca della sede di Bergamo dell’Istituto Mario Negri e dal 1992 dl Centro di ricerche cliniche per le malattie rare “Aldo e Cele Daccò” a Ranica (Bg), tutti istituti privati notoriamente finanziati da aziende farmaceutiche. La nomina di Remuzzi alla presidenza dell’Ente che regola i prezzi e le attività in Italia delle stesse case farmaceutiche che ieri lo finanziavano porrebbe perciò il professionista in un chiaro conflitto d’interessi, come prevede espressamente il decreto legislativo 39 del 2013 che fissa i parametri sull’inconferibilità e l’incompatibilità degli incarichi pubblici. La norma in vigore prevede infatti che il presidente dell’Autorità italiana sul farmaco non possa essere rivestito da chi nei due anni precedenti abbia ricoperto cariche in enti di diritto privato o finanziati dall’amministrazione o dall’ente pubblico che conferisce l’incarico. Sarebbe bastato conoscere solo poco poco la legge e averne rispetto per evitare di tirare in ballo il luminare, rischiando di fare eleggere un presidente subito revocabile. A meno che l’obiettivo non fosse proprio questo.