Governo in tilt sul Green pass. Dal Viminale una circolare vaga sulle multe agli esercenti in caso di “incongruenze”

GREEN PASS
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La circolare del Viminale diramata l’altro ieri sera, firmata dal prefetto Bruno Frattasi, tenta di chiarire i dubbi (qui il testo) – legittimi – sull’applicazione del Dpcm del 17 giugno scorso (leggi l’articolo) con il quale il governo ha dichiarato obbligatoria l’esibizione del Green pass per poter entrare nei locali pubblici al chiuso. Ma la confusione regna ancora sovrana.

“I gestori e gli esercenti sono obbligati a verificare il possesso della certificazione, mentre la verifica dei documenti è discrezionale – si legge nel documento- non è sempre obbligatoria, ma possono farlo “necessariamente nei casi di abuso o di elusione delle norme”, come ad esempio in caso di “manifesta incongruenza” della certificazione verde con i dati anagrafici in essa contenuti.

A creare una palese confusione erano state le parole con le quali lunedì la ministra Luciana Lamorgese esonerava dal controllo dell’identità i gestori di bar e ristoranti (leggi l’articolo), posizione contraddetta ad appena ventiquattro ore di distanza dal Garante della privacy che, rispondendo a un quesito rivolto dalla Regione Piemonte, aveva espresso un parere diverso. Un punto controverso – e fondamentale – rimane ancora quello delle sanzioni: le multe, in caso non si accerti la corrispondenza tra il certificato e l’identità del possessore, “risulteranno applicabile nei confronti del solo avventore, laddove non siano riscontrabili palesi responsabilità anche a carico dell’esercente”.

Ci pensa poi Fabio Ciciliano, membro del Comitato tecnico scientifico a confondere ancora una volta le acque: “è necessario che i ristoratori facciano i controlli e che li facciano in maniera seria, anche perché se davanti a un abuso palese o a una contraffazione evidente del Green pass non si richiede una verifica dei documenti, si diventa responsabili del mancato controllo e si può essere sanzionati: si viola la normativa anti-covid’’, spiega in un’intervista all’Adnkronos.

“La discrezionalità – avverte Ciciliano – non significa che il Green Pass, che tutti sono obbligati a controllare, sia completamente avulsa dal controllo del documento. non tanto per motivi di carattere amministrativo ma soprattutto per garantire un elevato livello di sicurezza sanitaria per la collettività, Quindi se l’esercente vuole la massima garanzia di tutela sanitaria del suo ambiente al chiuso è necessario che si adoperi per fare seriamente i controlli. Per i clienti c’è l’obbligo di esibire il documento su richiesta dell’esercente e questo è espressamente previsto dalla circolare del Viminale. Da parte del ristoratore, invece, chiedere i documenti è sì discrezionale ma in realtà lo è solo parzialmente: è chiaro che quando c’è il sospetto di abuso o di contraffazione il controllo diventa obbligatorio’’.

Mica tanto chiaro: chi stabilisce quali siano queste “incongruenze” che possono far pensare agli esercenti di trovarsi di fronte ad una contraffazione? Come si dimostra che, nel caso sia rilevato un abuso dalle Forze dell’ordine, il ristoratore o il barista fossero in malafede? Non a caso rimangono le perplessità delle associazioni di categoria. E non solo le loro.