Inflazione inarrestabile: in 25 anni prezzi aumentati del 63%

Corre l'inflazione. L'Istat: i prezzi in 25 anni sono cresciuti del 63%. La casa costa il doppio, giù istruzione, sanità e informazione

Inflazione inarrestabile: in 25 anni prezzi aumentati del 63%

La pressione delle tasse aumenta e appesantisce i bilanci delle famiglie, costrette a fare i conti anche con redditi che crescono meno della spesa per consumi e un potere d’acquisto che si assottiglia. L’Istat appena qualche giorno fa ha certificato le difficoltà di un Paese in cui nel secondo trimestre la crescita è confermata al +0,2%. Ieri un nuovo report dell’Istituto nazionale di statistica sui prezzi al consumo ha disegnato una traiettoria allarmante sulla corsa dell’inflazione.

Inflazione inarrestabile: in 25 anni prezzi aumentati del 63%

La crescita generale dell’indice dei prezzi al consumo tra il 2000 e il 2025 è stata pari al 63% ma questo dato è la sintesi di incrementi superiori al 100% per l’aggregato di abitazione e utenze (trainato dalle spese per elettricità e combustibili), per gli alcolici e i tabacchi e per i servizi finanziari e assicurativi, e inferiori al 30% per i servizi d’istruzione e sanità, e di una diminuzione prossima al 60% del costo dei beni e dei servizi di informazione e comunicazione. Per i beni industriali non energetici nel loro complesso, l’incremento dei prezzi tra il 2000 e il 2025 è stato di poco superiore al 25%.

Il confronto

L’Istat fa il confronto sulle quantità dei beni alimentari acquistabili con cinque euro nel 2025 sottolineando come siano cambiate in modo significativo le quantità a seconda dei beni rispetto a 100 anni fa, nel 1926. Con questo importo, nel 1926 si potevano acquistare 5,5 kg di patate, mentre nel 2025 la quantità scende a circa 3 kg; fenomeni analoghi interessano anche altri prodotti – come il pane o il latte e, in misura minore, la carne bovina – caratterizzati da una forte componente di lavoro o da costi produttivi più difficili da comprimere.

Al contrario, per alcuni beni trasformati industrialmente o le cui materie prime sono divenute meno care – quali la pasta, lo zucchero, il caffè – le quantità acquistabili sono aumentate sensibilmente: si passa da 1,3 kg di pasta secca di grano duro nel 1926 ai quasi 3 kg nel 2025, e per lo zucchero da 700 grammi a poco meno di 4 kg.

Per l’abitazione e le utenze gli aumenti dei prezzi tra il 2000 e il 2025 sfiorano il 120% mentre per gli alimentari e le bevande si avvicinano al 90%. Anche per l’alloggio e la ristorazione l’aumento dei prezzi supera il dato generale (63% l’inflazione nel periodo) andando oltre l’80%. Crescono meno della media i prezzi per l’abbigliamento con una percentuale che si aggira sul 40%. Dati che giustificano l’accresciuto disagio sociale.

Aumenta il disagio sociale

Oggi oltre il 50% delle persone che necessitano di sostegno alimentare non viene ancora raggiunto dagli interventi esistenti. È quanto è emerso dalla ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare e svolta dal Food Sustainability Lab della Polimi School of Management del Politecnico di Milano. Ma il governo ha pensato bene di smontare il Reddito di cittadinanza.