Lavoro nero, saltato l’obiettivo Pnrr dei due punti in meno e il sommerso è tornato a risalire. L’effetto della rinegoziazione del Piano

Il governo Meloni ha fatto togliere dal Pnrr l’obiettivo sul sommerso e il nero è risalito al 10,3%. Di più nei cantieri e nei campi

Lavoro nero, saltato l’obiettivo Pnrr dei due punti in meno e il sommerso è tornato a risalire. L’effetto della rinegoziazione del Piano
Due punti di lavoro nero in meno: era l’impegno che l’Italia si portava dentro il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, e il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso del dicembre 2022 lo ripeteva nero su bianco per i settori coinvolti. È stato il primo a sparire. Emilio Reyneri, professore emerito di sociologia del lavoro alla Bicocca, ha ricostruito su lavoce.info come è andata: a fine 2023, dentro la rinegoziazione del Piano, il governo di Giorgia Meloni si è fatto cancellare l’obiettivo e ha concordato con la Commissione europea tre impegni soltanto procedurali, cioè più ispezioni, centri per l’impiego potenziati e un portale nazionale sul sommerso. Il risultato è arrivato puntuale. Nel 2022, ha calcolato l’Istat, gli occupati irregolari erano scesi al 9,7 per cento e secondo i dati elaborati da Reyneri nel 2024 sono risaliti al 10,3.
Il 17 luglio 2025, al congresso della Cisl, la presidente del Consiglio rivendicava più di un milione di posti di lavoro nuovi in mille giorni di governo. Era il numero di cui andava più fiera. Reyneri ha fatto il conto (che a Palazzo Chigi si sono risparmiati) e ha scoperto che dalla fine del 2022 al 2025 i posti creati sono quasi un milione e uno su quattro è in nero. Sul palco della Cisl quel quarto non è mai salito.

Gli obiettivi di carta

Sulla carta i compiti sono stati fatti, almeno in parte. Le ispezioni avviate dall’Ispettorato nazionale del lavoro sono state 129.188 nel 2024 e 130.579 nel 2025, appena l’1,1 per cento in più, con 4.366 ispettori in forza a fine anno fra Ispettorato, Inps e Inail: la corsa si è fermata con il sommerso già in risalita. Gli operatori dei centri per l’impiego sono più che raddoppiati, scrive Reyneri, però senza alcun coordinamento nazionale perché l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, è stata soppressa il 1° marzo 2024 e il portale che doveva indirizzare i controlli per ora serve a evitare che due enti ispezionino la stessa azienda nello stesso periodo. Un’agenda condivisa, in pratica.

Di incentivi alle imprese per regolarizzare e di accordi con sindacati, associazioni ed enti locali, la ricetta che negli anni Novanta la Commissione aveva indicato come pratica d’eccellenza, secondo Reyneri non c’è traccia. Del resto il tono l’aveva dato la presidente del Consiglio a Catania il 26 maggio 2023, quando dal palco della campagna elettorale spiegava che l’evasione va cercata nelle grandi aziende e nelle banche e lasciata stare dal piccolo commerciante a cui si chiede il «pizzo di Stato». Chi paga in nero ha capito al volo. E il sito del ministero del Lavoro, racconta Reyneri, ha perso da tempo ogni riferimento alla lotta al sommerso, mentre i due o tre spot televisivi di qualche anno fa, secondo lui, non li ricorda più nessuno.

I settori dove doveva scendere

Il dettaglio più feroce sta nei settori. Secondo l’analisi di Reyneri la risalita più forte è di un punto in agricoltura e di un punto e mezzo nelle costruzioni, esattamente dove il lavoro nero era già di casa e proprio lì dove il Piano metteva i soldi: al Superbonus il Pnrr ha destinato 13,95 miliardi di euro, mentre i piani contro le baraccopoli dei braccianti immigrati e spesso irregolari sono rimasti quasi per nulla finanziati, scrive il sociologo.

Nel 2023 le unità di lavoro irregolari stimate dall’Istat erano già 3 milioni 132mila, 145mila in più dell’anno prima, e il tasso calcolato su quella misura era salito al 12,7 per cento dopo cinque anni di calo. Il governo ha cancellato l’unico obiettivo che misurava il risultato e ha tenuto quelli che misuravano lo sforzo, i soli che sapeva di poter esibire a Bruxelles. E la presidente del Consiglio continua a contare il suo milione di posti dal palco, senza mai scendere a guardare quanti di quei lavoratori un contratto non l’hanno mai firmato.