Sulla carta è una questione di regolamenti. Nei fatti è uno scontro politico. Oggi alle 13 la Giunta del Coni è chiamata a decidere se Giovanni Malagò, che non era tesserato quando è stato eletto presidente della Figc, abbia commesso una violazione abbastanza grave da far commissariare la Federcalcio. È il punto più alto del duello che oppone l’ex numero uno del Coni al ministro dello Sport Andrea Abodi e al suo successore al Foro Italico, Luciano Buonfiglio.
Sono state settimane di colpi bassi. Il 29 settembre Abodi, a Rtl 102.5, aveva detto che “è un tema tutto sportivo, guai a renderlo diverso”, e poi ha aggiunto che “non c’è solo questo”. Malagò ha definito “sgrammaticata, fuori luogo” un’uscita del ministro su Diana Bianchedi, che poco dopo si è dimessa da capodelegazione azzurra.
Abodi aveva replicato rivendicando “il sacrosanto diritto di esprimere un’opinione”. Buonfiglio, convocando la Giunta, ha promesso di “decidere senza se e senza ma”. Malagò si dice “molto tranquillo”: “Sono stato eletto e ho avuto il consenso dei voti”. Buonfiglio ha chiesto pareri a quattro giuristi. La Figc ha risposto con cinque, tra cui Sabino Cassese.
Malagò, un voto incerto
La Giunta conta 17 membri, ma non tutti voteranno. Non vota il segretario generale Carlo Mornati, che farà da notaio. Malagò potrebbe lasciare la sala. Le incognite sono due. La prima riguarda Bianchedi, vicepresidente del Coni e fino a pochi giorni fa nella delegazione Figc: se il suo voto fosse decisivo, la delibera potrebbe essere impugnata. La seconda riguarda Elisabet Spina, eletta in quota tecnici e dipendente del Milan, il club che ha sostenuto Malagò. Il voto è palese, ma un membro può chiedere lo scrutinio segreto. Serve la maggioranza e, in caso di pareggio, la richiesta è bocciata.
Anche un sì della Giunta comunque non chiuderebbe la partita. L’ultima parola spetta al Consiglio nazionale, che ha 81 membri. Non votano le federazioni commissariate e la Figc, così la platea scende a 77. Resta un dubbio sulla Federnuoto, guidata da un reggente da quando Barelli è sottosegretario.
Intanto il presidente del Lecce Saverio Sticchi Damiani si è schierato con Malagò. Per lui il tesseramento è “un falso presupposto”. Il regolamento Coni impone di contestare una candidatura entro sette giorni. Il ricorso di Renato Miele è stato dichiarato inammissibile e la Procura federale non si è mossa nei termini. Mario Pescante, ex presidente del Coni, chiede invece che i problemi vengano “discussi e risolti all’interno”, senza “infiltrazioni”. Comunque vada, la prossima tappa rischia di essere un tribunale.