Salvini rassegna le dimissioni (di cartapesta), ma è già pronto a farsi rieleggere segretario della Lega per alzata di mano

Dimissioni regolamentari, voto palese e delegati di Firenze: Salvini si ricandida mentre la Lega scende al 5,7%, dietro a Vannacci

Salvini rassegna le dimissioni (di cartapesta), ma è già pronto a farsi rieleggere segretario della Lega per alzata di mano

«Il mondo cambia», ha detto ieri Matteo Salvini uscendo dal Consiglio federale della Lega in via Bellerio per spiegare il nuovo simbolo del partito. Su questo ha ragione: il mondo è cambiato soprattutto per lui. Nella Supermedia Youtrend/Agi del 2 ottobre 2025 la Lega valeva l’8,6 per cento, in quella del 1° ottobre 2026 vale il 5,7, dietro a Futuro Nazionale lanciato a febbraio dall’ex vicesegretario Roberto Vannacci (7,7) e perfino dietro a Forza Italia(7,4). Un terzo dei consensi evaporato in dodici mesi, abbastanza perché in via Bellerio nessuno parli di incidente. Alle europee del 2019 erano il 34,26 per cento.

Sono dimissioni di cartapesta, quelle presentate insieme ai vicesegretari Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani: un passaggio regolamentare che serve a Salvini per ricandidarsi al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre a Milano, convocato da lui stesso. Fino ad allora il partito lo amministra il tesoriere Alberto Di Rubba e l’assise la presiederà il presidente della Camera Lorenzo Fontana. I delegati sono gli stessi che un anno fa a Firenze lo avevano confermato segretario per la terza volta. Un congresso convocato dal candidato e votato dai suoi stessi delegati ha già il verbale scritto.

Salvini e il voto per alzata di mano

Il copione l’aveva annunciato il 20 settembre a Pontida, sul pratone appena intitolato a Umberto Bossi, morto a marzo: tornerò dai delegati a chiedere la fiducia e «lo chiederò per alzata di mano», aveva promesso Salvini. Ieri ha chiuso il cerchio escludendo il voto segreto in caso di candidatura unica, «lasciamolo ai franchi tiratori», e il regolamento prevede lo scrutinio palese anche su mozioni e atti di indirizzo, come ha riportato Adnkronos.

Proprio lì dove il dissenso avrebbe potuto contarsi senza esporsi si voterà guardandosi in faccia. Il Foglio aveva scritto che Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e segretario della Lega Lombarda, valutava di candidarsi solo con il voto segreto: la porta gliel’hanno chiusa con un regolamento.

Il dissenso del resto ha nomi e date. Il 17 agosto il presidente della Lombardia Attilio Fontana aveva detto al Corriere della Sera che sul passo indietro del segretario «nessuna soluzione va esclusa a priori»; il giorno dopo Romeo ha presentato un libro in cui scrive “ci siamo imborghesiti”, e a fine settembre, come ha scritto Open, ha fatto sapere che lui e l’area nordista diserteranno il congresso. Ieri Salvini ha liquidato tutto con «non ci sono dissidenti» perché nordista è anche lui, tessera della Lega Lombarda nel 1990. Basta una tessera di trentasei anni fa, a sentire lui, perché una corrente smetta di esistere.

Il simbolo preso in prestito

Poi ci sono le novità. Sanno di soffitta. La segreteria politica promessa ieri «per condividere onori e oneri» ripesca il nome di un organismo che lo statuto della Lega Nord, riscritto nel dicembre 2019 proprio per traghettare il partito nella Lega per Salvini Premier, aveva soppresso.

E il simbolo da rifare Salvini lo usa in prestito: Alberto da Giussano appartiene alla Lega Nord, il partito di Bossi che, come ha ricostruito l’Espresso, non è mai stato sciolto e lo presta alla formazione salviniana, mentre dal 28 agosto un comitato ne reclama il congresso, fermo da nove anni, minacciando le vie legali.

Resta il nome. Secondo il Resto del Carlino dal nuovo simbolo potrebbe sparire la dicitura “Salvini premier”, la stessa che la sezione di Brescia aveva già staccato ad agosto quando invocava «una svolta» per il Nord, come ha raccontato Open. Il nome che dal 2017 dà il titolo al partito insomma è diventato una zavorra da scaricare prima delle politiche.

Il mondo cambia, appunto, e con lui i sondaggi e forse perfino il nome sulla scheda, mentre in sala resteranno i delegati di Firenze, pronti il 25 ottobre ad alzare la mano per il segretario che si è dimesso ieri per farsi rieleggere.