Sanità in mano ai boss a Reggio Calabria. Aveva ragione Morra. Tredici arresti tra medici e manager. Per i pm gestivano l’Asp locale

Reggio Calabria Morra
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Dopo nemmeno 48 ore dal discusso blitz di Nicola Morra nell’Asp di Cosenza, sembra proprio che qualcosa nella sanità calabrese non funzioni a dovere. A dar ragione al presidente della commissione Antimafia è la procura di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, che ha portato alla luce le infiltrazioni della cosca Piromalli nell’Azienda sanitaria provinciale del capoluogo, già sciolta per infiltrazioni mafiose due anni fa.

Una vicenda per la quale sono state arrestate 13 persone tra cui medici e dirigenti dell’Asp, legate alla potente famiglia calabrese, che attraverso due camici bianchi compiacenti – oggi defunti – sono riusciti addirittura ad alterare le procedure per la nomina dell’attuale direttore del distretto Tirrenico dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, Salvatore Barillaro, che è finito ai domiciliari.

Stessa misura disposta anche per il ginecologo Antonino Coco, candidato della Lega alle ultime regionali calabresi, che in un’intercettazione raccontava “noi dobbiamo andare su qualcuno che poi, noi garantiamo e ci garantisce”. Il riferimento, secondo la Dda, è a un accordo elettorale che l’uomo stava stringendo con le cosche.

PAROLE PROFETICHE. Che la situazione della Sanità in Calabria sia disastrosa, lo ripete spesso il presidente Morra che, infatti, ha più volte denunciato le infiltrazioni della ndrangheta. Peccato che ogni volta, il senatore è finito al centro di furibonde critiche di chi minimizza un fenomeno che appare del tutto fuori controllo. A pensarla come Morra, infatti, è il procuratore Bombardieri secondo cui “quest’operazione interviene in un momento in cui la sanità calabrese è al centro dell’attenzione” con “tutta una lunga serie di disfunzioni”.

Un contesto in cui “l’approvvigionamento delle strutture sanitarie avveniva attraverso aziende che rientravano nell’orbita della cosca” con gli ordinativi alle ditte riconducibili ai Piromalli che “venivano remunerati con regali che andavano dalla borsa griffata a vere e proprie percentuali, dal 2,5 al 5%, dell’importo dell’ordine stesso”. In barba alla legge e perfino alla meritocrazia, prosegue il magistrato, sono emersi anche “trasferimenti e nomine all’interno della Sanità gioiese che rafforzavano il potere della cosca che poteva fare quello che voleva all’interno delle strutture ospedaliere” della regione.

Cosa ben più grave, racconta il comandante del Ros Pasquale Angelosanto, è che l’indagine non solo ha portato alla luce “il controllo delle forniture delle strutture sanitarie che fanno capo all’Asp di Reggio Calabria” ma anche che “gli indagati si sono interessati per uno scambio elettorale politico-mafioso con esponenti della politica regionale e nazionale” ciò a riprova di come in regione nulla si muoverebbe senza il benestare dei boss.

Come sta la sanità in Calabria? Benissimo, se è vero che i Piromalli, noti ed apprezzati formatori e selezionatori di dirigenti d’azienda, scelgono chi deve condurre l’Asp di Reggio Calabria. Poi, se non si capisce dove vadano a finire i soldi per la sanità pubblica, qualche problema ci sarà” ha commentato Morra con un post su Facebook.

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