Europa & Lobby, lettera di 5 eurodeputati socialisti a Ursula: difendere la legge europea sulle fughe di gas dalla Commissione che dovrebbe custodirla

Metano rinviato al 2028 e multe sospese fino al 2029: ogni lobby trova lo sportello aperto, e il governo Meloni ne chiedeva di più

Europa & Lobby, lettera di 5 eurodeputati socialisti a Ursula: difendere la legge europea sulle fughe di gas dalla Commissione che dovrebbe custodirla

La lettera è partita lunedì, indirizzata a Ursula von der Leyen e a tre suoi commissari, e chiede alla presidente della Commissione europea una cosa che in un’istituzione sana nessuno avrebbe bisogno di chiedere: difendere una legge europea dalla stessa Commissione che dovrebbe custodirla. Cinque eurodeputati socialisti le hanno scritto che se Parlamento e governi proveranno ad allungare il rinvio delle regole sul metano di oltre un anno, allora Bruxelles dovrà ritirare la proposta.

Mercoledì la proposta è stata adottata. Il regolamento, votato dall’Eurocamera nel 2024 con 530 sì e 63 no, obbligava dal 1° gennaio 2027 chi importa petrolio, gas e carbone a dimostrare che i fornitori stranieri misurano e verificano le fughe di un gas che, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, scalda circa 80 volte più della CO2 su vent’anni. Ora la Commissione propone di spostare al 2028 l’obbligo sulle importazioni, mentre le regole per i produttori europei restano dove sono. E già a luglio la Commissione aveva consigliato agli Stati di sospendere fino al 2029 le multe agli importatori inadempienti, multe che potevano arrivare al 20 per cento del fatturato.

Il regalo, del resto, sta stretto. L’Associazione internazionale dei produttori di petrolio e gas (IOGP), la principale lobby del settore a Bruxelles, ha fatto sapere la settimana scorsa che un anno è insufficiente e che ne servono tre, esattamente quanti ne chiedevano la Repubblica Ceca e l’Italia. Il commissario all’Energia Dan Jørgensen aveva legato il rinvio all’impegno dei governi a prepararsi, solo che nel testo, come aveva anticipato Politico, le condizioni mancano del tutto. Restano le date nuove.

La lettera a Ursula von der Leyen

Il metodo si vede mettendo in fila le date. A febbraio la direttiva Omnibus I, la 2026/470, ha lasciato gli obblighi di due diligence alle sole imprese sopra i 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di fatturato, e ha cancellato l’obbligo dei piani di transizione climatica, cioè di mettere per iscritto come si intende tagliare le emissioni.

Il 16 dicembre 2025 la Commissione aveva proposto di abbassare dal 100 al 90 per cento il taglio delle emissioni delle auto nuove al 2035, con relatore a Strasburgo l’italiano Massimiliano Salini (Ppe) e il voto in plenaria atteso a novembre. Il regolamento sulla deforestazione è stato rinviato due volte, il sistema di scambio delle emissioni per riscaldamento e carburanti (ETS2) è slittato al 2028, e sul target del 2040 i crediti internazionali comprabili fuori dall’Unione sono saliti dal 3 proposto al 5 per cento finale.

Ogni volta l’etichetta è la stessa, semplificazione e prezzi dell’energia, eppure il percorso si vede sempre meno. Come ha ricostruito Euronews a marzo, almeno due incontri del 2025 fra la Commissione e l’industria americana del gas liquefatto non sono mai finiti nel registro per la trasparenza. Porte chiuse, verbali assenti.

La fila davanti alla porta

A questo punto basterebbe un ufficio, una scrivania e una porta che si apre su appuntamento, con von der Leyen da una parte, la lobby di turno dall’altra e la legge già riscritta prima che qualcuno la porti in Aula, e il resto, Parlamento compreso, ridotto a sala d’attesa con traduzione simultanea. Solo che la fila davanti a quella porta è lunga e mista: ci sono le compagnie, c’è l’amministrazione di Donald Trump, c’è Emmanuel Macron che a settembre ha chiesto un anno, e c’è il governo di Giorgia Meloni, che ne voleva tre e adesso può rivendicare d’aver spinto.

Così la lettera di lunedì finisce per chiedere a von der Leyen di proteggere il regolamento da von der Leyen, la cui Commissione da luglio a mercoledì ha già consigliato di sospendere le multe e proposto di spostare le scadenze, mentre la prossima delegazione aspetta il suo turno in corridoio con la richiesta pronta. Il metano, intanto, dai tubi scappa lo stesso.