TeleMeloni, un flop tira l’altro: Patù all’1%, Filorosso e Fomidabile! sotto il 3%. Intanto i compensi di conduttori e autori restano segreti

Usigrai, M5s e Pd contro i vertici di TeleMeloni per gli ascolti dei talk di Rai2 e Rai3. La Russa medita il blitz sulla Vigilanza bloccata

TeleMeloni, un flop tira l’altro: Patù all’1%, Filorosso e Fomidabile! sotto il 3%. Intanto i compensi di conduttori e autori restano segreti

Lunedì il debutto del nuovo format Formidabile!, con Elenoire Casalegno che su Rai 2 ha faticato a raggiungere il 2,5% di share. Martedì Filorosso che su Rai 3 non arriva al 3%. Mercoledì Patù sempre su Rai 2 che supera di poco l’1%.

Sono i numeri catastrofici della prima serata del servizio pubblico targato TeleMeloni, ma, soprattutto, per l’Usigrai sono la prova del fallimento del vertice di Viale Mazzini. “Da dipendenti Rai soffriamo nel vedere trasmissioni” come queste, ha scritto ieri l’esecutivo del sindacato.

Rai, Usigrai punta il dito sul disastro Monteleone

Su Filorosso di Antonino Monteleone l’accusa è precisa: il conduttore è pagato “oltre 300mila euro a stagione” (come svelato da La Notizia), una “cifra mai smentita e molto più alta del compenso dell’amministratore delegato”. E nonostante “i reiterati flop”, prosegue il sindacato dei giornalisti Rai, viene “confermato in prima serata solo perché organico alla narrazione sovranista e filogovernativa imposta da questo vertice aziendale”. Patù era partito male fin dalla prima puntata del 7 ottobre: 155mila spettatori, l’1,5% di share, meno di Tv8 e del Nove.

In un’azienda privata, con questi risultati, qualcuno avrebbe già perso malamente il posto. In Rai, invece, nessuno paga, se non, teme l’Usigrai, i dipendenti: “Prima o poi arriverà il conto dei danni causati e a pagarlo rischiamo di essere noi”.

M5S: “Quanto ci costano questi flop?”

Anche l’opposizione attacca. “La direzione di Paolo Corsini non è più quella degli approfondimenti, ma degli sprofondamenti”, ironizza il deputato M5s Dario Carotenuto, “Quanto ci costano questi flop?”, chiede. “Con il canone degli italiani si pagano conduttori come Monteleone, il cui unico merito è essere graditi al governo, ma le loro trasmissioni non le guardano nemmeno i loro familiari”.

Gli ex componenti Pd della Vigilanza parlano di “occupazione militare” e riassumono: “In Rai ormai funziona così: più costa il programma, meno la gente lo vede”.

Compensi dei conduttori e autori secretati anche ai membri del Cda

Quanto costino davvero quei programmi, però, non è dato saperlo. Nemmeno a chi siede nel Consiglio di amministrazione. Martedì l’Ad Rai Giampaolo Rossi, sulla base di un parere della Direzione Affari legali, ha infatti respinto la richiesta dei consiglieri Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale di avere il quadro dei contratti e dei compensi di conduttori e autori per la stagione in corso. Potranno vedere soltanto dati aggregati.

“Una netta chiusura”, denunciano i tre, “lesiva delle prerogative del Consiglio”. Una lesione delle prerogative dei membri del Cda che, in particolar modo quelli di minoranza, hanno il compito di vigilare sulla gestione dell’Azienda. “Non si può pretendere che i consiglieri rispondano delle proprie responsabilità senza metterli nelle condizioni di esercitarle”, ricordano infatti i tre.

E annunciano “ulteriori iniziative”, segnalando il caso al Parlamento, impegnato nella riforma della governance. È la stessa richiesta che, ricorda l’Usigrai, il sindacato ha avanzato “innumerevoli” volte senza risposta.

Unirai difende l’azienda

A difendere il vertice c’è il sindacato di destra dei giornalisti, Unirai Figec, secondo il quale gli ascolti “non possono diventare l’unico metro di giudizio”, e alcuni programmi “hanno bisogno di tempo per costruire un’identità”.

Come esempio cita proprio l’Usigrai, che in passato, dicono, ha difeso trasmissioni d’inchiesta “come Report” (lo stesso Report il cui conduttore storico, Sigfrido Ranucci, è stato rimosso ad agosto dall’attuale vertice). “Il principio deve valere per tutti”, conclude Unirai.

Vigilanza è bloccata: La Russa mediata il blitz

Resta da capire chi debba controllare. In teoria esiste un organo parlamentare, la commissione di Vigilanza, deputata a ciò. Peccato che la maggioranza abbia fatto di tutto per sabotarla, costringendo i membri di minoranza alle dimissioni in massa. Tanto che l’Usigrai lamenta che il vertice Rai “può agire indisturbato senza nemmeno dover rendere conto alla Commissione parlamentare”.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa giorni fa aveva minacciato di voler nominare d’ufficio i componenti, nonostante l’indisponibilità delle opposizioni. Ieri è tornato sull’argomento, dichiarando: “Io cercavo una via mediana. Vediamo se germoglia mai qualcosa da solo. Siamo fermi, la prossima settimana sarà momento di conclusione delle riflessioni”. Vedremo.