L'Editoriale

Eurobond o qui finisce l’Europa

Con questi chiari di luna, il Consiglio dโ€™Europa di domani sembra destinato allโ€™ennesimo fiasco. Ieri il premier Giuseppe Conte ha spiegato in Parlamento cosa chiediamo e cosa faremo con o senza la solidarietร  dei nostri partner Ue. A cominciare dal nuovo stanziamento di 50 miliardi per sostenere un quadro economico che punta senza piรน freni verso lโ€™abisso. Lโ€™ultima stima dellโ€™Ufficio parlamentare di bilancio straccia infatti le previsioni delle agenzie di rating piรน severe, fissando il Pil di questโ€™anno a -15%. Da soli perciรฒ non possiamo farcela, come certifica lโ€™impennata dello spread nonostante il massiccio sostegno della Banca centrale europea. Dโ€™altra parte il crollo del prezzo del petrolio, sintomatico di un rallentamento globale della produzione industriale, spiega chiaramente che non cโ€™รจ alternativa a unโ€™iniziativa di sistema. Da Berlino perรฒ non ci sono segnali di apertura sugli eurobond, cioรจ lโ€™ombrello comune sotto il quale finanziare senza sorprese la ripresa. E lโ€™unica ciambella di salvataggio che ci viene offerta resta il Mes, al netto di aspirine come i prestiti della Bei o il piano per il lavoro della Commissione von der Leyen. Parigi e Madrid stanno cercando altre strade, ma lโ€™idea di un nuovo fondo da 1.500 miliardi rischia di sganciare qualcosa a babbo morto, e soprattutto dietro il finanziamento da parte degli stessi Paesi che hanno bisogno di essere finanziati. Follia! Non resta quindi che la proposta italiana, sulla quale non sono in gioco solo i nostri interessi ma quelli dellโ€™intera Europa. Se vuole continuare a esistere questa Europa.