I lavoratori dell’ex Ilva si mobilitano e scendono in piazza in tutta Italia. Da Taranto a Genova, lo sciopero di 24 ore mostra un fronte sindacale compatto: Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno portato avanti la protesta in tutti i siti del gruppo. La richiesta è di una nuova convocazione da parte del governo a Palazzo Chigi, dopo quella amara della scorsa settimana, arrivata nella giornata in cui sono state comunicate le sospensioni dell’attività degli impianti.
Ex Ilva, le proteste da Taranto a Genova
Diverse, in parte, le rivendicazioni. A Genova i sindacati, spalleggiati dalle istituzioni, chiedono di mantenere in attività gli impianti del Nord anche senza la continuità di Taranto. Nella città pugliese la situazione è indubbiamente diversa e si attende la decisione della Cassazione sui ricorsi contro lo spegnimento dell’area a caldo. Il corteo ha marciato verso lo stabilimento Eni bloccando 37 autocisterne nella raffineria, poi si è spostato sulla statale 7, paralizzando il traffico e causando lunge code, per poi chiudersi sulla statale 106, con un presidio che proseguirà anche durante la notte.
A rivolgersi al governo sono stati anche il sindacato di Taranto, Piero Bitetti, e il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, che chiedono una legge speciale per Taranto e la decarbonizzazione dell’ex Ilva. Da Genova è invece la prima cittadina, Silvia Salis, a chiedere di andare avanti considerando che “lo stabilimento funziona” e i lavoratori “vogliono solo lavorare”. Anche il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, chiede di poter proseguire nell’attività degli impianti acquistando dal mercato estero in caso di spegnimento dell’attività a Taranto. Alla protesta di Novi Ligure presenzia anche il sindaco, Rocchino Muliere, che accompagna i 550 lavoratori a rischio che ribadiscono la richiesta di lavorare e di continuare con le produzioni nello stabilimento.