In Rai la confusione regna sovrana. Quella di Giancarlo Giorgetti, che nega la necessitร di adeguarsi ai regolamenti Ue, e quella di Roberto Sergio, che non fornisce risposte concrete sul piano di dismissione degli immobili di Viale Mazzini. E, a tutto questo, si aggiunge anche la continua fuga di volti noti della tv pubblica, con la conferma dellโuscita di Milo Infante, direzione Mediaset. Una giornata lunga e complessa quella di ieri per la Rai, iniziata con lโaudizione in Vigilanza del direttore generale, Roberto Sergio.
Il tema รจ quello del patrimonio immobiliare e dellโinteresse del ministero della Cultura verso il Teatro delle Vittorie di Roma e di Palazzo Labia a Venezia: โCโรจ unโinterlocuzione in corsoโ con il Mic, spiega Sergio senza sbilanciarsi. E bisogna valutare, prosegue, se si possa anticipare il processo di vendita o se bisogna โattendere il rogitoโ, non prima della fine dellโanno, โper lโesercizio del diritto di prelazioneโ da parte del Mic. Il piano di dismissione immobiliare si dovrebbe completare entro la fine del 2026, ma lโipotesi di uno slittamento al 2027 รจ concreto, eppure secondo il dg โnon inciderร minimamente sul bilancio 2026โ.
Il piano di dismissione immobiliare: dalla Rai nessun ripensamento
Il piano prosegue, perรฒ, senza ripensamenti. Sul Teatro delle Vittorie, per esempio, Sergio – pur riconoscendo il valore simbolico – ritiene che oggi non rappresenti piรน, dal punto di vista tecnologico e produttivo, โunโinfrastruttura strategicaโ per lโazienda. E โanaloghe considerazioniโ vengono fatte su Palazzo Labia. Nessun ripensamento, quindi, e un quadro โpreoccupanteโ secondo la vicepresidente della commissione di Vigilanza, Maria Elena Boschi (Italia Viva), che porta alla vendita di โasset strategici e simbolici del servizio pubblicoโ.
E il problema riguarda anche le sedi di Firenze e Torino, sulle quali – sottolinea Boschi – i vertici Rai non vogliono valutare alcuna proposta alternativa. A riassumere quanto emerso dallโaudizione รจ il deputato M5s, Gaetano Amato, sostenendo che Sergio โรจ venuto a dirci che la Rai svende il suo patrimonio immobiliare per raccattare un poโ di fondiโ, che forse lโazienda potrebbe guadagnare โpuntando sugli ascolti e sulla qualitร , anzichรฉ vantarsi di stare smantellando Rai 3 per una operazione ideologicaโ.
Giorgetti frena sulla riforma: il governo non vuole perdere il controllo di Viale Mazzini
La seconda audizione di giornata รจ quella di Giorgetti in commissione Ambiente al Senato. Il ministro dellโEconomia sostiene che la famosa lettera ricevuta dellโUe (e rimasta sconosciuta ai piรน) non abbia sollevato โrilievi strutturaliโ sulle nomine dei membri del cda Rai da parte del Mef. Le uniche osservazioni, secondo Giorgetti, riguardano invece โlโesigenza che non si creino situazioni di stallo nella finalizzazione delle nomineโ, aspetto sul quale la riforma della Rai apporterebbe modifiche alle maggioranze richieste per esprimere il parere sulla nomina del presidente.
Per quanto riguarda la designazione dei membri del cda, il Mef ha potere di proposta per una โminoranza dei componentiโ e secondo Giorgetti โquesta previsione non si ritiene ulteriormente comprimibileโ. Ovvero, il governo non ha nessuna intenzione di cedere neanche parte della sua influenza sulla Rai. Discorso che vale anche per la nomina dellโad, sottolinea Giorgetti. Ma Barbara Floridia, esponente 5 Stelle e presidente della Vigilanza Rai, si chiede come possa Giorgetti โdire che la nomina dellโad Rai su proposta del Mefโ sia โcompatibile con il regolamento Ue?โ. โCโรจ scritto nero su bianco – spiega Floridia – che le nomine devono avvenire sulla base di meccanismi liberi da influenze politiche da parte dei governiโ.
Dallโaudizione di Giorgetti รจ evidente, secondo i parlamentari del Pd in Vigilanza, che il governo non voglia applicare โnemmeno unoโ dei pilastri del Freedom Act su governance trasparenza, stabilitร delle risorse e autonomia editoriale. E per completare la giornata si aggiunge unโaltra tegola sulla Rai, con lโaddio di Milo Infante, conduttore di Ore 14, per approdare a Mediaset: โUn punto di arrivoโ, dice.